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Editoriali - Spacca palle

20 ottobre, save the date

23/10/2013

Richard Gasquet

Domenica 20 ottobre 2013. Giornata tipicamente autunnale al nord e centro Italia, con piogge copiose e raffiche di vento, a far cadere le prime foglie ingiallite, e magari ottime castagne. Un giorno in cui festeggiano il compleanno tra gli altri i musicisti Tom Petty e il rapper Snoop Dogg, i tennisti Flavio Cipolla, Acasuso, Perez Roldan e Mansdorf. E persino lo storico attore Bela Lugosi ed il poeta Mario Luzi. Il 20 ottobre è passato alla storia per la cattura di Belgrado da parte dell'Armata Rossa nel 1944, per l'inaugurazione della Sydney Opera House nel 1973, per l'ingresso delle donne nell'Esercito italiano nel '99 e per l'uccisione di Gheddafi, appena due anni fa. Il 20 ottobre 2013 forse resterà una data a suo modo storica anche per gli appassionati di tennis, o almeno una parte di essi, perché le finali dei 3 tornei ATP in calendario (Mosca, Vienna e Stoccolma) sono state vinte da giocatori con rovescio ad una mano: Gasquet, Haas e Dimitrov. Molti diranno “Ok, e allora?”, licenziando il tutto come banale casualità... Non lo è affatto, se si ama ed analizza con un minimo di profondità il tennis. Intanto il mero rilievo statistico. Non succedeva da molto tempo che a vincere i vari tornei settimanali fossero solo tennisti con rovescio ad una mano. Precisamente dal 2010, quando accadde tre volte: il 20 giugno, con Stakhovsky che vinse sull'erba olandese di Den Bosch e contemporaneamente Llodra alzò la coppa di Eastbourne; il 19 luglio sulla terra europea con i successi di Almagro a Bastad e di Montanes a Stoccarda; infine il 3 ottobre nei tornei asiatici di Bangkok e Kuala Lumpur, grazie a Garcia Lopez e Youzhny. Tornando ancora filo più indietro nel tempo, la fattispecie resta piuttosto rara, visto che il rovescio a due mani è diventato da almeno un paio di lustri lo standard inculcato sia nell'insegnamento di base che al momento della specializzazione verso l'agonismo.

Le tre vittorie della scorsa settimana sono, ognuna a suo modo, importanti e significative, tanto per il giocatore quanto per il circuito ed il finale di stagione. Gasquet a Mosca ha alzato il terzo trofeo dell'anno, che assieme all'ottima semifinale agli US Open rendono il suo 2013 di gran lunga la miglior stagione in carriera. Aveva vinto 3 tornei anche nel 2006, andando però male negli Slam. Gasquet raccoglie finalmente i frutti di un ottimo lavoro impostato da un paio di stagioni con il nostro bravissimo Riccardo Piatti. Lavoro che l'ha arricchito, dotandolo di quella consistenza e continuità di prestazione che mancava totalmente al “diamantino” francese, da sempre uno dei bracci più fini e fatati ma spesso troppo fragile, poco avvezzo alla “pugna” per uscire vincente contro i leoni spietati del tour. Il lavoro non può dirsi completato. Il suo tennis resta ancora troppo ancorato ai teloni di fondo campo per far esplodere a pieno la magia delle sue traiettorie, ma un vero passo avanti (anche fisicamente verso la riga di fondo) è stato fatto, ed i risultati lo dimostrano. Un successo quello di Mosca che apre a Richard una concreta speranza di strappare un posto al Master di Londra. Sarebbe un premio meritatissimo alla sua stagione, e potrebbe aprire interessanti prospettive a livello di spettacolo per la kermesse dell'O2 Arena, visto che con Gasquet in campo difficilmente i match sono banali.

Notevole anche il successo a Vienna di Tommy Haas, il tennista che visse due o più volte... Tommy è tornato ancor più forte dopo una serie sterminata di infortuni ed operazioni che ne hanno accorciato la carriera, vissuta quasi a metà. Un bel tipo Haas, nato e cresciuto in un'epoca tennistica infestata da un tasso di classe e talento eccezionale, ma che ha saputo navigar bene, trovando buoni successi anche se gli è sempre sfuggita la finale Slam (4 semifinali raggiunte), che sarebbe stata il coronamento di una carriera vissuta come il primo dei secondi. E pensare che quando il “tedesco della Florida” una decina abbondante di anni fa se la vedeva con i colpi di Sampras, Agassi, Kafelnikov, Safin, Kuerten e via dicendo, ai più appariva un tennista soltanto buono, dotato di coraggio, gran rovescio ma zero tocco e movimenti robotici. Costruiti. Come cambia la storia... A leggere quanto è stato incensato il suo (bel) tennis quest'anno in quel di Miami, grazie a variazioni, discese a rete e quel rovescio ad una mano a tratti irresistibile, pareva sceso in terra una sorta di stupendo marziano. Haas non è cambiato poi granché nel modo di giocare rispetto a quando divenne n.2 del mondo oltre 10 anni fa; semmai ad essere cambiato di brutto è il tennis in generale, così anchilosato su scambi interminabili da far sembrare un cigno quella sorta di ex brutto anatroccolo... In molti sperano che gli Dei del tennis ce lo mantengano a buoni livelli per un po', dato che il suo modo di aggredire la partita con un gioco a tutto campo è tutt'altro che banale, proprio come il suo rovescio ed il successo a Vienna, strappato a 35 anni e 6 mesi. Chapeau!

Ancor più intrigante la vittoria di Dimitrov a Stoccolma. La classica bella storia, il primo titolo ATP in carriera proprio nella città del destino, quella in cui ha vissuto fino a pochi giorni fa allenandosi alla GTGT Academy di Norman, dove aveva posto basi molto interessanti per poi mollare tutto, come abbiamo ampiamente descritto di recente. Una bella risposta alle tante critiche ricevute, una vittoria soprattutto di nervi ed orgoglio a scacciare il feroce parlottare intorno alla sua carriera e super-fidanzata (addirittura uscito un gossip falso in settimana che la bella Maria fosse in dolce attesa, tanto per far capire la pressione quasi morbosa che sta affrontando). Che Grigor abbia finalmente vinto tirando fuori gli attributi oltre che un buonissimo tennis è un segnale importante, che dentro a questo ragazzo di talento arde un fuoco che pungola. Nei match decisivi della scorsa settimana a Stoccolma è piaciuta la sua capacità di restare in campo con la testa e con il fisico, reggendo la classe di Paire e soprattutto rimontando la forza e consistenza di quel fantastico “cagnaccio sportivo” che è David Ferrer. Bravissimo Grigor in finale a vincere il match nel terzo set servendo bene, giocando i punti importanti con la testa e senza attendismo, ma creando lui tennis, creando una differenza tecnica grazie a rischi misurati. Quando Dimitrov riesce a colpire in anticipo con i piedi a terra è capace di pizzicare ogni angolo di campo, e con il rovescio ad una mano ha spesso rotto il ritmo al tostissimo Ferrer, con back spettacolari per lunghezza, profondità e precisione. Un'arma pazzesca. Forse nemmeno lui si rende conto di quanto il suo rovescio ad una mano in back potrebbe far la differenza in questo momento storico sul tour, perché è colpo assolutamente anomalo, che pochissimi possiedono di tale qualità, difficile da leggere e tirare su per i tanti bimani. E' una soluzione che da difensiva può trasformarsi in attacco, che gli può far recuperare campo aprendolo allo stesso tempo; è la soluzione grazie a cui scappare dagli scambi insistiti che intrappolano la sua capacità di cambiar ritmo; è la situazione con cui imporre le sue magie balistiche quando, dopo aver mosso indietro il rivale con un back lungo, con piedi veloci riesce ad entrare in campo anticipando la debole e corta risposta. In tanti aspettano il bulgaro, ultima speranza di un tennis che sta scomparendo; la sua prima vittoria, proprio in questo momento per lui tempestoso, è significativa.

Una domenica quindi particolare, che ha entusiasmato gli amanti del tennis classico, o comunque di chi adora la flessibilità ed eleganza del rovescio ad una mano. “Accidenti, sta cambiando il vento? Un'inversione di tendenza clamorosa è in corso?” potrebbe sciaguratamente pensare l'appassionato d'antan, quello cresciuto con il sottofondo delle voci di Rino & Gianni a raccontare gesti classici sui prati londinesi. La risposta è secca: No. Questa domenica inusuale è figlia di alcune combinazioni astrali molto particolari, probabilmente a breve irripetibili.

Intanto le 3 vittorie dei monomani sono arrivati in tornei ATP 250, non proprio in eventi top level. Tornei di buona tradizione e con buonissimi tabelloni, ma privi dei super top players, che hanno saltato la scorsa settimana preferendo gli ATP 500 adesso in corso o aspettando Paris Bercy. Con Nadal, Djokovic, Murray, Del Potro, Federer, Berdych non in campo, vincere è stato un tantino più agevole per i nostri eroi dal rovescio ad una mano. Inoltre i tre tornei erano eventi indoor, dove condizioni di gioco ideali e mediamente più rapide premiano la tecnica e la capacità di rischiare ed attaccare rispetto al gioco di pressione, di regolarità e contrattacco, oggi predominante e che molto si basa sul rovescio bimane. Anche qua i numeri parlano chiaro: negli ultimi 10 anni, ossia da quando il tennis è stato molto rallentato, i giocatori più tecnici e dotati di rovescio ad una mano hanno vinto molto più spesso indoor, o raggiunto finali e semifinali, rispetto a tornei outdoor. Il Master, che si gioca tradizionalmente indoor, è stato vinto negli ultimi 20 anni per 14 volte da giocatori con rovescio ad un mano, tanto per citare un dato evidente e significativo. Le statistiche da analizzare potrebbero essere molte altre. Per chi avesse voglia di mettersi a comporle... buon lavoro!

Il tennis è cambiato, è stato rallentato, “appiattito” secondo molti, e si gioca quasi ovunque con condizioni molto simili da un evento all'altro; condizioni che premiano la capacità di spinta in progressione, il pressing a far sbagliare più che il rischio di creare un gioco vincente, d'attacco, che usi tutto il campo. Proprio quel tipo di gioco che si esalta con il rovescio ad una mano, arma tecnicamente sublime per cambiare ritmo e altezza della palla, trovando angoli differenti a muovere il rivale verso direttrici diverse, e che spinge anche a seguire la palla verso la rete.

L'impressione è che anche in eventi indoor la spinta tecnica che favorisce i monomani si esaurirà a breve, a meno che non vengano cambiate le condizioni attraverso palle più leggere e veloci, e superfici meno ruvide che rendano il rimbalzo più basso e veloce. Perché? Intanto per un semplice motivo generazionale. Andando a vedere i top100 ATP di questa settimana, i monomani sono solo 23 (11 tra i primi 50). Per l'esattezza: Federer (n.6 del ranking), Wawrinka (8), Gasquet (10), Haas (12), Almagro (13), Robredo (19), Youzhny (21), Dimitrov (22), Kohlschreiber (24), Lopez (30), Berlocq (42), Llodra (55), Montanes (56), Brands (58), Garcia Lopez (64), Kukushkin (67), Sela (68), Sijsling (69), Przysiezny (73), Hanescu (76), Karlovic (83), Reister (87), Volandri (91). Tennisti piuttosto diversi tra di loro, nonostante il rovescio ad una mano, e quasi tutti vecchiotti, molti di quali sul viale del tramonto. Dimitrov a parte, appunto. E non finisce qua. Andando anche a vedere i 20enni che sono cresciuti e che possono salire molto (il ceco Vesely, per dirne uno) o meglio ancora i junior di prospettiva delle classi 95-98 (incluso il nostro Quinzi, oppure i vari Kozlov, Coric, Krygios, ecc), di monomani ce ne sono ben pochi. Quasi nessuno.

Un vero peccato, perché il rovescio ad una mano resta un colpo straordinario, e non solo per bellezza estetica e stilistica. Il rovescio classico sul piano tattico offre delle possibilità di variare il gioco che sono sconosciute alla soluzione bimane, creando diversità e situazioni intriganti, mediamente più offensive, a creare un contrasto di stile con la spinta dei bimani che è la miglior garanzia di spettacolo e divertimento. Magari in altra occasione riparleremo delle chiavi tattico-tecniche dei due rovesci, e del dibattito che realmente si sviluppa da tempo tra i tecnici di vari paesi sul tema. Quello che personalmente sottolineo con dispiacere è come molti tecnici, interpellati sul tema, argomentano con parole di questo tipo: “Il rovescio a due mani sarà forse più limitato come numero di soluzioni, ma è un colpo con cui si sbaglia di meno, si protegge di più il lato sinistro e permette di spingere al massimo. E soprattutto di rispondere al massimo. Per fare il punto ci si sposta sul dritto a spingere”. In 30 parole, ecco spiegato parte del “male” del tennis di oggi, quella filosofia molto radicata alla base che rende troppo simili tra loro i giocatori ed il loro approccio al gioco.

Per chiudere, oltre alla chiave di lettura tecnica, è evidente come la stagione indoor del tennis si sia molto compressa ed impoverita rispetto a qualche tempo fa. Dopo gli Australian Open ci sono i tornei sulla terra latinoamericana, ed il cemento degli Emiri a lanciare i due 1000 USA di primavera. Tornei mitici come quello di Anversa della “Racchetta d'oro” scomparsi; peggio ancora in autunno, quando dopo New York ci si sposta decisamente in Asia, mercato nuovo e potenzialmente sterminato, ...anche se le tribune a Shanghai erano desolatamente vuote sino alla finale, mentre nei grandi indoor tedeschi o europei di qualche anno fa c'era un'atmosfera elettrica, a produrre spesso le partite più belle dell'anno. Spesso vinte da talentuosi giocatori d'attacco, con rovescio ad una mano.
Segnatevi questa data, 20 ottobre 2013. Potrebbe passare del tempo prima di rivedere tanti monomani vittoriosi. Se ricapiterà.


Articolo pubblicato in esclusiva su Livetennis.it


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