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Focus - Approfondimenti

Davis in Kazakistan, alla scoperta di una nuova frontiera

19/09/2014

Astana

Ginevra è stata un sogno per l'Italdavis. Una semifinale storica contro il “dream team” Federer – Wawrinka, in un weekend aspettato da mesi (forse troppi) e vissuto intensamente da ospiti in un'arena tanto brutta quanto colorata, davvero poco “svizzera” come aplomb. Resterà un bel ricordo, nonostante la sconfitta. Era difficile chiedere di più ai nostri. Bolelli non ha sfigurato contro Federer ed abbiamo vinto un doppio tirato portando la sfida al terzo giorno. Forse da Fognini ci si aspettava almeno una reazione nervosa contro un Wawrinka micidiale al servizio, ma alla domenica Fabio ha giocato un terzo set super contro Roger, riscattandosi. Il 2014 resta il nostro miglior anno in Davis dal 1998, anno della nostra ultima finale a Milano, prima dell'incubo della serie C e la lenta risalita. Appena il tempo di archiviare la semifinale e già a Dubai è stato sorteggiato il tabellone 2015. Andremo in Kazakistan in una trasferta non facile, affascinante per il contesto totalmente nuovo, tutto da scoprire. Restando sul piano meramente tecnico, poteva andare meglio (Belgio), ma poteva andare anche molto peggio. Un'eventuale trasferta in Australia su erba sarebbe stata complicatissima, ad esempio.

Il team Kazako è composto (per la classifica di questa settimana) da 3 top100, giocatori di talento ed imprevedibili come il “russo piemontese” Golubev, Kukushkin e l'emergente Nedovyesov, buono soprattutto in doppio ma potenzialmente anche singolarista. A completare il team Evgeny Korolev, discreto talento che si è perso per strada (anche per problemi fisici) dopo una crescita promettente. E' una squadra singolare, composta totalmente da russi e ucraini emigrati nell'ex paese sovietico a suon di dollari (ma guai a chiamarli “mercenari”, il tema è piuttosto sensibile e ci tornerò più avanti...), e che soprattutto in condizioni indoor possono esaltarsi e farti vedere i sorci verdi, grazie anche ad un contesto perennemente infuocato. Chiedere a Federer e compagni, che lo scorso aprile sono stati ad un passo da una clamorosa eliminazione. Golubev con quel dritto pazzesco ed un ottimo servizio è capace di strappi micidiali: se trova la trance agonistica e sente bene la palla può diventare a tratti ingiocabile. Meno esplosivo ma altrettanto insidioso Kukushkin, ancor più in un contesto unico come quello della Davis che tende ad esaltare e sovvertire i valori del tour. I nostri sulla carta sono giocatori più completi, più versatili e probabilmente migliori, ma servirà una squadra compatta, solida, pronta a lunghe battaglie in condizioni difficili, probabilmente su di un campo in cemento molto rapido. Più che l'aspetto tecnico potrebbe essere determinante quello fisico e mentale, oltre che l'ambiente. Fognini resta la nostra punta di diamante, dobbiamo augurarci che arrivi alla sfida in buona condizione atletica e sereno. La speranza è che Seppi possa ritrovare il suo miglior tennis (indoor è forse la sua condizione ideale) e magari quel fuoco agonistico che in Davis ha smarrito. Ancor più importante sarà la condizione di Bolelli, visto che potrebbe essere uomo da singolare e da doppio. Ovvio augurargli la salute atletica e la forza di continuare a cavalcare l'onda positiva. Il doppio potrebbe essere il punto decisivo. Loro sono forti, e scendere in campo alla domenica in vantaggio o sotto 2-1 potrebbe fare enorme differenza. E' forse troppo ardito andare già oggi a scrutare il tabellone del World Group sugli ipotetici quarti finale, ma provandoci non è andata affatto male. Evitate Francia e Svizzera, avremo in caso di passaggio del turno la vincente tra Rep. Ceca e Australia. Con i cechi favoriti dal fattore casa nel primo turno, li ospiteremmo a casa nostra, certamente sul rosso dove Berdych è vulnerabile (vedi batosta presa venerdì scorso contro Gasquet), così come il loro secondo singolarista (Rosol, o eventualmente Vesely). Vedremo.

La trasferta in Kazakistan oltre all'aspetto sportivo è molto intrigante per il fattore ambientale. Sarà l'occasione per aprire una piccola finestra su di un mondo poco conosciuto, quello del paese asiatico e di Astana, un luogo che sfido chiunque a trovare sulla cartina geografica senza indugio, come faremmo per Londra, New York o Rio de Janeiro. Del resto di turismo italico o internazionale da quelle parti ce n'è ancora poco, riservato a veri avventurieri (magari tostissimi bikers alla ricerca delle “rotte della Seta” di Marco Polo) o lungimiranti imprenditori, anche se il paese sta cercando di aprirsi al mondo visto il suo enorme tasso di sviluppo economico ed i grandi investimenti in infrastrutture e visibilità. Chi ha avuto il coraggio di avventurarsi fin là è tornato con un carico di esperienze notevoli. La natura è estrema: si passa da una sterminata steppa arida a zone verdi e rigogliose, con splendide tracce della sua storia millenaria e delle tante influenze che hanno plasmato il paese – in primis quella islamica. La popolazione è varia come etnie, fiera delle proprie tradizioni e molto ospitale, pronta a vivere un futuro tecnologico in mezzo a sapori forti e tradizioni antichissime lasciate da arabi, ottomani, russi, mongoli e tanti altri ancora. Chi pensa ad Astana (la nuova capitale) e al paese come una landa desolata abitata da poveri allevatori ha un'immagine molto lontana dalla realtà attuale. Quella è una cartolina antica, delle immense lande semi desertiche che riempiono gli spazi sterminati (è la nona nazione più estesa al mondo, la più grande senza uno sbocco sul mare!) o del periodo post sovietico, che ha ingrigito tutto. Oggi il Kazakistan sta cambiando faccia velocemente, sfruttando gli enormi introiti delle sue immense ricchezze minerarie. Astana è un cantiere a cielo aperto, in cui svettano edifici avveniristici con uffici delle più importanti compagnie nazionali ed internazionali, inclusi shop all'ultima moda e ristoranti che si sono accaparrati (con lauti ingaggi) i migliori chef internazionali, per servire una cucina gourmet fusion soprattutto a ricchi uomini d'affari che spesso viaggiano da queste parti. Pure la night life pare sia molto vivace, animata da showgirls che niente hanno da invidiare a quelle delle principali mete turistiche mondiali. Si lavora a 360°, come ad esempio per trasformare il paese nel principale polo sciistico asiatico. I soldi per gli investimenti non mancano. Infatti in termini di risorse naturali il Kazakistan è il paese con la maggiore ricchezza pro capite al mondo, anche se come tutti i paesi in via sviluppo la distribuzione della ricchezza è totalmente diseguale, come la corruzione dilagante e un regionalismo profondamente radicato e che ostacola l'integrazione. Eppure la “vecchia” Europa ha capito immediatamente il ruolo strategico del paese per le sue ricchezze energetiche, tanto che i leader occidentali più volte hanno incontrato il discusso Presidente kazako Nazarbayev per implementare ed arricchire collaborazioni e investimenti. Il Kazakistan non nasconde l'ambizione di diventare paese leader nell'area, forte delle sue ricchezze e spregiudicato negli investimenti. Anche nello sport. Il nome Astana è notissimo agli appassionati del ciclismo grazie al Pro Team, squadra di cui ha fatto parte Alberto Contador, Aleksandr Vinokurov e il nostro Vincenzo Nibali, vincitore della Vuelta di Spagna 2010, del giro d'Italia 2013 e Tour de France quest'anno.

Il tennis è la punta di diamante dello sviluppo sportivo e dell'immagine internazionale del Kazakistan. Fino a pochi anni fa il nostro sport nel paese era praticamente sconosciuto. Di campi ce n'erano pochissimi, in terra ma... non la terra battuta a noi amica,bensì una strana sabbia biancastra che i venti spazzavano via inesorabilmente. Racchette e palle erano scarti dalla Russia o fondi di magazzino presi chissà dove. Il settore tecnico era inesistente, come la cultura del gioco e il livello internazionale. Fino all'esplosione massiccia grazie all'intervento di Bulat Utemuratov, un miliardario uomo d'affari kazako e consigliere del presidente Nursultan Nazarbayev. Utemuratov, ottavo nel listino degli uomini più ricchi del mondo nel 2009 per Forbes, è letteralmente malato di tennis, un po' come lo fu Boris Yeltsin, decisivo all'enorme sviluppo nei 90s del tennis in Russia. Utemuratov fu nominato a capo del tennis kazako, e liquidò le sue azioni dell’Atf, quinta banca del Paese, investendo pesantemente nel “progetto Davis”: entrare prima possibile nel World Group e quindi cercare di vincere la coppa, massimo in 10 anni. Come fare, partendo da zero? Semplice: si compra. Tutto. Tecnici, materiali, campi, persino giocatori perché di aspettare non aveva proprio voglia, come tutti i neo-ricchi russi, profeti del tutto e subito, del “tutto ha un costo, e noi paghiamo...”. Fu attuata una politica spregiudicata di nazionalizzazione di giocatori russi (e qualche ucraino) “disponibile”, grazie anche ad ottimi rapporti con la ferdetennis russa, che lussureggiando con tanti giocatori acconsentì volentieri a mollarne qualcuno – politica poco ben poco lungimirante...

Il business plan fu ben congegnato. Primo passo: le strutture. Campi costruiti a iosa, ovunque, anche in zone remote che necessitavano con urgenza di strade o acquedotti. Oltre alla diffusione capillare per creare un paese “tennis oriented”, si sono costruiti alcuni centri tecnici e strutture d'eccellenza, per far fronte al clima estremo (freddissimo d'inverno e caldissimo d'estate) del paese, come l'incredibile Astana’s Daulet Tennis Complex. Costruite anche foresterie e alloggi, il paese è enorme e gli spostamenti non sono facili. Quindi si passò ai tecnici: furono ingaggiati moltissimi allenatori per costruire una base nel paese, inclusi alcuni tecnici di altissimo livello per i “neo Kazaki” in arrivo, per far credere loro nel progetto, che questo non era una capriccio di un annoiato uomo d'affari ma la volontà di creare un sistema tennis, di massimo livello e vincente. Tra i tecnici, uno dei più noti è stato Eric Van Harpen, ex coach di Arantxa Sanchez, Conchita Martinez ed Anna Kournikova, impegnato molte settimane all'anno con la federtennis kazaka. Un paio d'anni fa disse:“Senza Bulat, il Kazakistan non sarebbe sulla mappa del tennis! Vero che sono state investite somme enormi, impossibili per la maggior parte dei paesi, ma il progetto è serio, la passione enorme e c'è tanta voglia di fare bene”. Però quando si cerca di indagare di più sulla “campagna acquisti” giocatori, ossia coloro che hanno cambiato passaporto, tutti tendono a glissare. La faccenda non è chiarissima, anche se per uno nato in un paese ex URSS il cambio di nazionalità anche a livello legale è piuttosto semplice. Le voci in merito non sono tutte concordanti. Alcuni in Russia non l'hanno presa così bene, altri invece hanno quasi incoraggiato il sistema kazako, come il capitano di Davis russo Shamil Tarpischev che nel 2010 dichiarò alla tv: “Il sistema ha aiutato molti tennisti nati in Russia a crescere, grazie agli ingaggi da parte della federazione kazaka. Tutto il movimento ne beneficerà”. Sulla stessa lunghezza d'onda la campionessa di Roland Garros Anastasia Myskina: “Il denaro è un fattore decisivo nel tennis, inutile prendersi in giro. Un giocatore per crescere e poi mantenersi deve girare, avere un coach, un fisioterapista, uno staff, delle strutture in cui allenarsi. In Russia in questo momento la situazione è bloccata, molti tecnici sono andati via e non c'è più il fermento di qualche anno fa. Il Kazakistan è un paese amico, vicino, che ha investito tanto ed è giusto che abbia buoni giocatori, anche se nati in Russia”. Non solo uomini. Tante sono le ragazze russe diventate kazake, come Yaroslava Shvedova (passata all'onore della cronaca anche per il suo clamoroso “Golden set” rifilato alla nostra Errani a Wimbledon...) o la giovane promettente Yulia Putintseva. Proprio la moscovita Shvedova ha dichiarato tempo fa: “Non ero una top player per la federtennis russa, così mi ha dato via libera. Adesso non ho più pensieri sul lato economico e per le strutture dove allenarmi, e così sono totalmente libera e concentrata sul mio gioco”. Zero pensieri economici... ma quanto guadagnano questi nuovi kazaki per aver accettato il “disturbo” del cambio di nazionalità? Nessuno ha confermato, ma si parla di 1 milione di dollari all'anno, ottenendo una base di risultati minimi. I vari kazaki sono totalmente abbottonati sul tema, come Evgeney Korolev che intervistato qualche anno fa sul tema rispose seccamente “1 milione? Non lo posso dire... ma posso affermare che sono russo e sarò sempre russo. Questo è un business. Ho ricevuto un'ottima proposta dalla federazione kazaka e sono felice di rappresentarli. Stanno costruendo città, non solo campi da tennis, è gente ricca e ambiziosa, e si prendono cura di noi tennisti, si informano di cosa abbiamo bisogno e provvedono, tutte cose che in Russia non erano più possibili...”. Rincara la dosa la Karatantcheva, che nel 2012 disse: “Il centro di Astana sembra il paradiso. Van Harpen ha pazienza e conosce il gioco, qua sì che un tennista può crescere bene”. Però i metodi adottati dal sistema junior sono selettivi: “Ti danno tutto, supporto tecnico, strutture, ma devi migliorare e dare il massimo. Se in un anno o poco più non cresciti, sei out” dicono i tecnici, oggi presenti in tutte le aree del paese grazie a centri periferici che sono stati costruiti ovunque. Nota la storia di Golubev, che è cresciuto a Bra fin da giovane con l'ottimo coach Puci. Proprio il “kazako piemontese” è molto positivo sulla crescita del tennis nel suo nuovo paese: “Il processo di crescita del tennis in Kazakistan è cosa recente, ma ci sono tutte le condizioni perché abbia successo, ed in tempi piuttosto veloci. I migliori giovani sono spesso a contatto con noi, vedono come lavoriamo e quel che serve per emergere, e di sicuro faranno tesoro di tutte le risorse messe loro a disposizione per crescere. Il mio consiglio a loro è quello porsi alti obiettivi e non lasciare niente di intentato per raggiungerli”.

L'enorme fermento tecnico pare stia riscuotendo successo nel paese. Da sport praticamente sconosciuto, oggi tutti seguono il tennis in tv, come dimostra il fatto che il Kazakistan sia il paese che negli ultimi anni ha avuto il maggior tasso di sviluppo al mondo nella diffusione di satelliti e tv via cavo, proprio per seguire i loro beniamini armati di racchetta. Del resto un cittadino medio negli ultimi 20 anni ha visto aumentare il proprio reddito pro capite del 1200%, incluse la possibilità di viaggiare al di fuori del paese per scoprire il mondo, anche grazie alla passione per il tennis. Non è un caso che le agenzie di viaggi offrono pacchetti per Londra, Parigi, New York ecc. proprio in occasione dei più grandi tornei, e sono i più richiesti in assoluto. Chissà quanti dei nostri tifosi andranno l'anno prossimo in Kazakistan a seguire gli azzurri. Di sicuro sarà un viaggio non banale, e chissà, magari vincente...

Articolo pubblicato in esclusiva su Livetennis.it





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