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Editoriali - Spacca palle

Calendario ATP, una proposta per rimodulare la stagione

11/12/2013

calendario ATP

Recentemente abbiamo parlato della Davis e delle varie proposte di modifica alla sua formula per dare una lucidatina a questa coppa grande ed affascinante, ma un po' ingrigita da assenze e polemiche. Tra le varie ipotesi, quelle più interessanti riguardano il cambio delle date in cui vengono disputati gli incontri, inclusa l'idea di trasformarla in un vero campionato annuale che in poche settimane concentri tutte le sfide, diventando un happening assoluto in calendario.
Proprio il calendario della stagione tennistica è di fatto il vero problema della Davis. E non solo. Sfido chiunque a dire che la stagione del tennis sia “ben strutturata”, funzionale e tecnicamente adeguata. Tuttavia discutere sull'organizzazione del calendario è difficile, poiché è un tema piuttosto intricato e molto delicato. La sua attuale struttura è il compromesso del compromesso, stratificato su consuetudini, tradizioni e giochi di poteri. E' figlio di un coacervo di interessi politici, sportivi ed economici che lo rendono a tratti incomprensibile. I tennisti tendono in genere a schivare la questione, perché è loro interesse giocare (molto) per guadagnare punti e dollari (più possibili). Sono professionisti, come dargli torto. Però ogni tanto qualcuno storce il naso, apre bocca e si lamenta. Ma se chiedi loro un parere forte, difficile che qualcuno si sbilanci; oppure qualche sasso viene lanciato, ma poi i giocatori che sono nel board dell'ATP alla fine non riescono a spostare un bel niente, e il sasso si perde negli abissi.
La stagione tennistica è orchestrata in massima parte dall'ATP, ossia l'organo che rappresenta i giocatori stessi, insieme alla ITF che organizza oltre alla Davis i 4 Slam, appuntamenti principe dell'anno e quindi più o meno inamovibili. Troppo ricchi di storia per metterli in discussione, sono il traino di tutto il sistema tennis e parlare di un loro possibile spostamento è pura utopia; eccetto l'Australian Open che ha avuto il coraggio di mettersi in gioco, cambiando più volte data e trovando da una ventina d'anni una collocazione relativamente gradita e soddisfacente.
Guardando il calendario tennistico da un punto di vista meramente tecnico, o da quello di chi non nutre alcun interesse economico, è facile concludere che la situazione attuale sia ingarbugliata e tutt'altro che ideale. L'annata è convulsa, a tratti affollatissima, altra intristita da momenti mediocri; ci sono stati spostamenti non razionali e paesi quasi ignorati nonostante una buona storia e passione tennistica. Si gioca troppo sul cemento, pochissimo indoor, e su terra i grandi tornei sono compressi in poco più di 2 mesi. Un bel caos. Come porre rimedio? Di una vera riforma organica di tutta la stagione non se ne parla, proprio perché gli interessi in ballo sono tanti, e non c'è la volontà politica di andare a danneggiare qualcuno, anche se filosoficamente potrebbe essere corretto. Tutto resta fermo. Del resto il giocattolo “va”, c'è attenzione, girano molti soldi, perché cambiare? La risposta è semplice: perché rimettendo mano al calendario si potrebbe migliorare la qualità dello spettacolo. Visto l'immobilismo generale, ed il periodo off tennis che è ideale per simili argomenti, provo a lanciare un'ipotesi concreta di come potrebbe essere rimodulata la stagione della racchetta, seguendo qualche criterio più tecnico, più razionale. Lungi anche la mia proposta dall'essere soluzione ideale... quella prevederebbe una rivoluzione molto profonda. Un taglio netto che la renderebbe totalmente irrealizzabile. Questa proposta che vado a lanciare potrebbe essere in alcune parti “fattibile”, non così impossibile. E' anch'essa un compromesso, che lascia inalterate alcune storture e problemi, ma ne elimina alcuni davvero importanti e inserisce qualche novità. L'idea di calendario si basa sui seguenti principi cardine:
1) Portare maggior varietà. Questo implica eliminare alcuni eventi sul cemento (diventata la superficie nettamente peggiore a livello di spettacolo in campo), aumentare la terra battuta, l'erba e soprattutto i tornei indoor, che sono stati quasi cancellati e ridotti al solo Master di fine stagione per importanza;
2) Eliminare alcuni eventi che sono importanti solo a livello commerciale, elevando il rango di tornei oggi piccoli ma ospitati in paesi con grande fame di tennis e tradizione, e che meritano di più. Gli emiri possono tornare ad occuparsi di corse di cammelli, senza rancore.
3) Provare per qualche stagione la Coppa Davis con la formula del “Campionato del mondo”, ossia competizione annuale che si disputa in quattro settimane in un solo paese; un mese di grandissimo tennis in una nazione ogni anno differente, meglio se “sprovvista” di un grande torneo; al contempo si potrebbero svolgere altri tornei di categoria 250 nelle prime tre settimane del mese dedicato alla Davis, per permettere ai giocatori che non sono sono convocati alla Davis o che non giocano i turni delle serie B o C di tenersi attivi.


Altra postilla: l'idea si basa su di un calendario “medio” immaginando il 2013, e senza contare che a volte un mese può essere di quasi 5 settimane (come ad esempio il prossimo gennaio 2014, visto che la stagione partirà di fatto il 30 dicembre, e includendo la settimana che termina il 2 febbraio). Basandomi su questi principi, ecco come si potrebbe rimodulare l'annata tennistica. Sottolineo di nuovo che è un compromesso, che tiene fermi alcuni momenti e tradizioni, ma che ne cancella altre e che prova a razionalizzare gli spostamenti; soprattutto una proposta che cerca di restituire al gioco quella varietà di condizioni che creano differenza e spettacolo.

Si parte come di consueto “down under”, continente australiano. E' il paese a maggior tradizione tennistica al mondo, e quindi si merita una buona fetta di stagione. Meglio iniziare qua l'annata, visto che il clima è favorevole (fin troppo caldo a volte, ma c'è una sorpresa...). Così si eviterà di dover affrontare il viaggio più lungo in altri momenti dell'anno, a meno che la Davis non venga a giocarsi proprio tra i canguri. Le prime due settimane sarebbero dedicate a tornei in preparazione allo Slam di Melbourne, quindi tornei 250, da giocarsi tipo a Brisbane, Adelaide, Auckland, sullo stesso cemento degli Australian Open, magari includendo un evento anche nel “vicino” sud est, tipo Indonesia o Bangkok, per non tagliarli fuori del tutto. La terza settimana inserirei il primo Master 1000 a Sydney, stadio bellissimo e grande attenzione del pubblico, per un torneo da 64 giocatori. Quindi la quarta settimana un paio di eventi 250, per dare un momento di respiro prima degli Australian Open, che scatterebbero nelle prime due settimane di febbraio. Due settimane più avanti rispetto al calendario attuale, per i seguenti motivi: dare ai big (e giocatori in generale) più tempo per preparare la trasferta, e salire di condizione; dare più tennis all'Australia che se lo merita; mediamente dai primi di febbraio in Australia la calura terrificante inizia a smorzare i suoi effetti. Terminato il primo Slam stagionale, ci si sposta in America Latina, su terra battuta, per 3 settimane, fino alla prima di marzo inclusa. Si potrebbero disputare 2 o 3 tornei 250 tra Cile, Brasile, Argentina nella terza settimana di febbraio, gustoso antipasto alla quarta settimana di febbraio dove arriva il secondo Master 1000 in calendario, su terra a Buenos Aires. Il tennis albiceleste merita eccome un grande torneo, sfido chiunque ad affermare il contrario. La prima settimana di marzo si resta ancora in America Latina, un 500 in Messico o altro paese come la Colombia.
Ecco che adesso arriva il vero choc rispetto al calendario attuale. In marzo niente Indian Wells e Miami. C'è già fin troppo cemento in stagione; Miami è un torneo in evidente crisi di interesse ed anche sul piano tecnico, snobbato da più campioni ultimamente; Indian Wells nonostante i dollari del signor Oracle è un torneo tecnicamente sacrificabile. Proprio a marzo inserirei la Davis sul formato Coppa del Mondo, da disputarsi ogni anno in un paese diverso per 4 settimane, dalla seconda settimana di marzo alla prima settimana di aprile, quando per la finalissima non dovrebbero esserci altri tornei ATP in calendario. Invece nelle prime tre settimane in contemporanea alla Davis potrebbero andare in scena alcuni tornei negli USA a livello 250, per i vari tennisti non coinvolti nel gruppo mondiale della Davis e nei gironi inferiori, oppure per coloro che sconfitti non vogliono proprio saperne di fermarsi. Indian Wells, Memphis, Miami, Atlanta, di città negli USA ce ne sono tante, a voi la scelta.
Siamo quindi alla seconda settimana di aprile. Si torna in Europa, sulla cara terra battuta, per una cavalcata fino al Roland Garros. Si parte con un paio di 250 “minori”, tipo Estoril, Nizza, altri. La terza settimana di aprile ecco il fascino del Principato con il classico Master 1000 di Monte Carlo. L'ultima settimana di aprile resta per Barcellona, torneo di grande prestigio, uno dei migliori nella categoria.
E' maggio: tutti al Foro Italico per gli straordinari Internazionali, guai a chi ci tocca il nostro Master 1000! Dopo la kermesse romana, la seconda e terza settimana di maggio restano dedicate ai tornei in preparazione a Parigi, magari con Madrid declassato a 500, e altri tornei come Monaco di Baviera, Bucarest ...o perché no un bel torneo in Italia (Napoli?).
L'ultima settimana di maggio e prima di giugno sono inamovibili per il Roland Garros, che chiude una stagione su terra battuta più lunga, ma che ritengo molto più interessante rispetto al cemento, che dopo l'Australia vivrà il suo culmine con l'estate in USA.
Nella seconda settimana di giugno - come di consueto - si passa al verde dell'erba, allo storico Queen's, seguito da un'altra settimana di piccoli tornei sui prati in preparazione a Wimbledon. E' già stato deciso che dal 2015 ci sarà una settimana in più tra Roland Garros e Wimbledon, scelta corretta e interessante. Tuttavia tenderei a lasciare le sole 2 settimane di stacco tra i due Majors, disputando quindi Wimbedon come sempre tra l'ultima settimana di giugno e la prima di luglio. Questo perché il calendario riformulato allunga la stagione su erba post-Wimbledon: altre altre due settimane nuovissime e molto intriganti di tennis sui prati in Germania. Halle la settimana seguente ai Championships, e poi un Master 1000 a Stoccarda, sempre on grass. Ci sarebbero quindi ben 6 settimane di tennis su erba, una boccata d'aria per vedere finalmente un po' di tennis di vero attacco, magari con l'erba di qualche stagione fa, un po' più veloce rispetto a quella attuale che non piace a nessuno. Una proposta ancor più choc ma che avrebbe un senso logico sarebbe quella di spostare Wimbledon più avanti, invertendo i Championships con il nuovo torneo 1000 di Stoccarda “verde”, che sarebbe in questo caso un grande lancio per Wimbledon come è adesso Roma per Parigi. E' una soluzione interessante, che potrebbe anche funzionare, ma che implicherebbe i Championship a metà luglio.
La quarta settimana di luglio il circus del tennis si sposta quindi negli USA, sul cemento, per una mini-stagione che porta allo US Open. Si inizia con un paio di eventi 250, quindi l'accoppiata dei due Master 1000 Canada più Cincinnati; un'altra settimana di “stacco” con un paio di 250 a far da lancio allo Slam della grande mela, che si chiuderebbe come di consueto alla fine della prima settimana di settembre.
Proprio da settembre partono due mesi di tennis indoor, fino al culmine del Master, su tappeti di media velocità, non cemento. Il tennis al coperto è quasi sempre molto divertente, propone bei contrasti di stile (se i tappeti non sono eccessivamente veloci), ed è delittuoso che i guru del tennis abbiano quasi distrutto questo momento magico con tornei discutibili in location orribili che col tennis non hanno niente (o pochissimo) a che spartire. Personalmente tornerei in Europa, ma se proprio vogliamo “provare” a tenere il nostro sport in Asia / Cina sperando che prima o poi decolli, allora che si giochi indoor almeno. La partenza, dalla seconda settimana di settembre, la riserverei alla Russia, con Mosca e poi San Pietroburgo. Quindi l'ultima settimana di settembre tutti a Tokyo, per un Master 1000 indoor nel paese del sol levante, che tantissimi bei ricordi ha lasciato negli appassionati fino ai primi anni '90 e che grazie a Nishikori sta salendo di brutto come interesse e passione. La prima settimana di ottobre ci si sposta in Cina, per un torneo di media categoria, sempre indoor; e quindi al Master 1000 di Shanghai, ancora al coperto. Il circus a metà ottobre tornerebbe in Europa, per tre settimane di eventi indoor di categoria 250 o 500 in città come Stoccolma, Vienna e altre (non Parigi, che ha già uno Slam), fino al Master, da giocarsi a metà novembre, a chiusura della stagione sempre nei palazzetti. Cambierei la sede del Master ogni 3 anni, portandola in città importanti, dove il tennis non è un accessorio ma molto amato, un po' come Londra oggi, dove l'evento di fine stagione è seguito ed ottimamente organizzato. Potrebbe toccare città come Los Angeles, Berlino, Praga, Amsterdam, Milano...

L'annata così strutturata avrebbe quindi termine a metà novembre, con 6 settimane piene di stop.
Certamente il tutto è passibile di ampie critiche. Rispetto alle consuetudini, c'è poco tennis negli USA, ma ribatto che forse ce n'è sempre stato fin troppo... Eventualmente si potrebbero dedicare altre 2 settimane post US Open a tornei a stelle e strisce, mettendo un buon torneo indoor in Russia dopo la piccola tournée asiatica. Forse tre settimane in America Latina sono poche, allora si potrebbe togliere una settimana al periodo in Australia ad inizio stagione. A livello di superfici, con questa proposta ci sarebbe un certo riequilibrio: 12 settimane al cemento (oltre ai piccoli tornei a Davis in corso), 11 alla terra battuta, 6 all'erba e 9 indoor, oltre alla Davis che ogni anno cambierebbe a seconda del paese organizzatore.
Questa proposta di come rimodulare la stagione del tennis resterà una chiacchiera da bar sport. Ma in attesa di gustare di nuovo le emozioni del tennis giocato, anche il solo provare a dare una scossa sognando un'annata più varia è stato avvincente...

Ecco un riepilogo del calendario proposto:
gennaio
week1 - Australia /sud est asiatico 2 tornei 250 cemento
week2 – Australia 2 tornei 250 cemento
week3 – Master 1000 Sydney cemento
week4 - Australia 1/2 tornei 250 cemento

febbraio
week1 – Australian Open cemento
week2 – Australian Open cemento
week3 – America Latina 2/3 tornei 250 terra
week4 - Master 1000 Buenos Aires terra

marzo
week 1 – America Latina 2 tornei 250/500 terra
week2 – Coppa Davis in unica sede (+ torneo USA 250)
week3 - Coppa Davis in unica sede (+ torneo USA 250)
week4 - Coppa Davis in unica sede (+ torneo USA 250)

aprile
week1 – Coppa Davis finale
week2 – Europa 2 tornei 250 terra
week3 – Master 1000 Monte Carlo terra
week4 – Europa 1-2 tornei 250/500 terra (Barcellona?)

maggio
week1 – Master 1000 Roma terra
week2 – Europa 1-2 tornei 250/500 terra (Madrid?)
week3 – Europa 2 tornei 250 terra
week4 – Roland Garros

giugno
week1 – Roland Garros
week2 – Queen's erba
week3 – Europa 2 tornei 250 erba
week4 – Wimbledon

luglio
week1 – Wimbledon
week2 – Halle 250 erba (oppure invertire con Wimbledon)
week3 – Master 1000 Stoccarda erba (oppure invertire con Wimbledon)
week4 – USA 2 tornei 250 cemento

agosto
week1 – Master 1000 Canada cemento
week2 – Master 1000 Cincinnati cemento
week3 - USA 2 tornei 250 cemento
week4 – US Open cemento

settembre
week1 – US Open cemento
week2 – Europa/Russia 250 indoor
week3 – Europa/Russia 250 indoor
week4 – Master 1000 Tokyo indoor

ottobre
week1 – Asia / Cina 2 tornei 250 indoor
week2 – Master 1000 Shanghai indoor
week3 – Europa 2 tornei 250 indoor
week4 – Europa 2 tornei 250 indoor

novembre
week1 – Europa 2 tornei 250 indoor
week2 – ATP Finals indoor



Articolo pubblicato in esclusiva su Livetennis.it


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