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Editoriali - Spacca palle

Coppa Davis, quale nuova formula?

27/11/2013

davis

"Houston, abbiamo un problema...”. Che l'Apollo 13 del tennis sia la Coppa Davis? Nessun disastro imminente, ma si è recentemente intensificato il dibattito su eventuali modifiche al regolamento della più antica competizione tennistica a squadre. Anzi, la più antica competizione nazionale a squadre all sports, con la sua prima edizione datata 1900. Una storia movimentata la sua, costellata da tanti episodi discussi, assenze, litigi, sfide al limite dei regolamenti, lotte tra giocatori e Federazioni per maggiori premi, boicottaggi e quant'altro. Ma la “grande insalatiera” ha sempre resistito, grazie alla fermezza della ITF ed al suo indubbio fascino, capace di dar vita a match epici. Tuttavia è un dato di fatto che la tendenza dei campioni a non giocarla è purtroppo crescente. La discussione su possibili cambiamenti si è fatta sempre più pressante, con i principali protagonisti del mondo del tennis che hanno detto la loro. L'ultimo in ordine tempo è stato il n.1 Nadal, uno che la Davis l'ha giocata spesso vincendola ben 4 volte. Impegnato nel suo tour promozionale in Sud America ha dichiarato: “Penso che la Davis possa essere organizzata meglio. Quando una competizione non è giocata dai migliori, è segno che qualcosa non funziona. E’ una cosa su cui gli organizzatori doverebbero riflettere”. Ha lasciato intendere che l'anno prossimo giocherà per la Spagna se non disturberà troppo il suo calendario. Possibile che snobbi il primo turno contro la Germania nel caso (probabile) che vada molto avanti agli Australian Open, visto che la sfida si giocherà il weekend successivo alla conclusione dello Slam australiano; ed il compagno di squadra Ferrer sta glissando sull'argomento, come a guadagnare tempo e tenersi le mani libere...

Prendendo il tabellone del primo turno 2014, sono molti gli incontri che rischiano di essere sminuiti dall'assenza dei big. I campioni in carica della Repubblica Ceca hanno dimostrato un attaccamento totale alla Davis, come in genere i francesi, e difficilmente la diserteranno. Però Spagna vs Germania è un match ad alto rischio; come USA vs Gran Bretagna, visto che Murray è ancora alle prese con la riabilitazione dall'operazione alla schiena, e l'ipotesi più probabile è che non risponda alla chiamata in nazionale. Nota la questione Del Potro, che tocca da vicino i nostri azzurri. A meno di un ripensamento improbabile visti i ferri corti tra il gigante di Tandil e la federtennis albiceleste, Delpo non sarà a difendere la sua bandiera sulla terra battuta di Mar del Plata. A buttar benzina sul fuoco l'”amico” Nalbandian, che ha definito incomprensibile la scelta di Juan Martin. Anche la super sfida Svizzera vs Serbia rischia di diventare un match tra seconde linee, visto che Federer è solito disertare il primo turno, correndo poi a “salvare” la patria in caso di spareggio retrocessione a settembre; ma lo stesso Wawrinka, forte di un 2013 da top10 e risultati non così inferiori al dimesso Federer della stagione appena chiusa, si è detto apertamente scocciato dall'atteggiamento da prima donna di Roger, e chissà che in caso di assenza del campionissimo anche lui, per ripicca, decida di disertare clamorosamente la chiamata di Luthi. E non se la passano bene nemmeno a Belgrado. La ferita della finale appena persa in casa brucia tantissimo. Djokovic (uno che ha sempre marcato presente e giocato anche infortunato) ha lanciato messaggi sibillini, che fanno presagire tempesta. Insomma, il rischio concreto è che nel primo turno della Davis 2014 gli unici top10 a scendere in campo siano solo Berdych ed i francesi Gasquet e Tsonga. Davvero una miseria.

Ecco spiegato il moltiplicarsi degli appelli alla ITF affinché prenda seriamente in considerazione le possibili modiche alla formula della Davis. Tra questi Rafter, capitano australiano, che durante lo scorso Roland Garros si incontrò con altri capitani per trovare una bozza di intesa verbale e presentare una sorta di richiesta comune al Presidente della Federazione internazionale Ricci Bitti. Agassi, altro storico Davis man, parla di competizione “Non più rappresentativa così così tante assenze”. Goran Ivanisevic aggiunge che “Si gioca troppo a tennis, i giocatori hanno bisogno di staccare la spina ogni tanto, e finiscono per sacrificare la Davis. E' un vero peccato ma i tennisti sono sempre stati molto egoisti e concentrati sulla carriera individuale, che porta gloria e molti soldi. Solo cambiando qualcosa la Davis tornerà come ai miei tempi, quando ogni anno c'erano delle assenze ma la maggior parte dei campioni ne prendeva parte”. Per Jim Courier “La Davis è stata una parte importante della mia carriera, che tengo distinta dall'attività individuale, ma che mi ha regalato momenti indescrivibili. E' assurdo vedere che un campione come Federer in oltre 10 anni di attività al vertice non abbia mai nemmeno provato a vincerla...”. Secondo Andy Murray i giocatori dovrebbero essere obbligati a giocare in Davis, a meno di gravi infortuni; ma visto che il ranking prevede già 18 tornei come obbligatori sarebbe indispensabile collocarla in un momento del calendario in cui non danneggi l'attività individuale, concentrando tutto l'evento in un paio di settimane consecutive in un preciso momento dell'anno.

Questa proposta dello scozzese è una delle tante che da anni girano nel mondo del tennis. Quali sono le altre più gettonate? Uno dei cavalli di battaglia del mitico Rino Tommasi è sul valore della Davis: si dovrebbero giocare non solo 4 singolari ed un doppio, ma almeno 5-6 match di singolare e 3 doppi impiegando 6-7 tennisti diversi, per far uscire i veri valori di un movimento tennistico ed impedire che un giocatore “solo al comando” possa vincere una Davis da solo. Bellissima prospettiva, ma qua si parla di razionalizzare la Davis, e questo invece porterebbe ad un impegno ancora maggiore, che nessuno oggi sembra realmente volere.

L'idea del Rino nazionale invece potrebbe essere funzionale se inserita in un contesto totalmente diverso, quello di una sorta di Campionato del Mondo di tennis. Uno dei primi campioni a parlarne fu Pete Sampras già a metà anni '90, e anche prima l'idea circolava tra gli addetti ai lavori. Trasformare la Davis in una competizione da svolgere in un solo paese su più città, dedicandole un mese dell'attuale calendario, con formula ad eliminazione diretta partendo dai quarti di finale. Idea intrigante, che avrebbe un indubbio vantaggio: quello di concentrare tutta l'attenzione sulla Davis (unico evento in calendario), coinvolgendo totalmente un paese nella sua organizzazione. Si eviterebbero così i fastidi dei viaggi in momenti particolari dell'anno, che spezzano la programmazione; ed anche il problema del cambio di superficie, oggi determinante per molti big nel scegliere il forfait. Giocando in un'unica sede, ad esempio tra fine settembre e fine ottobre, tutti i campioni (e non) avrebbero il tempo di modulare la propria annata conoscendo date, luoghi e superficie della Davis. Inoltre per il paese ospite sarebbe una vetrina eccezionale, aiutando anche l'aspetto economico ed organizzativo dell'evento, che se ben congegnato potrebbe essere un moltiplicatore finanziario gigantesco. Anche a livello mediatico e di interesse per il pubblico, avere ogni anno una sorta di campionato del mondo a squadre sarebbe molto intenso ed interessante. Immaginate la trasferte per unire turismo al tennis, si potrebbero aprire mille nuove strade. Molti stanno spingendo su questa base o ipotesi molto simili, con l'idea però di rendere la competizione non più annuale ma disputarla ogni 2 o 4 anni, distanziandola dalle Olimpiadi (giocarla in pratica l'anno delle Olimpiadi invernali). Soluzione questa che trova la totale chiusura da parte della ITF, con Ricci Bitti e tutto l'establishment del tennis che non ne vuol sentir parlare, poiché la Davis vanta oltre 100 anni di storia e ha prodotto match leggendari basandosi su questi principi cardine: competizione annuale, con partite da disputarsi in casa e fuori casa alternativamente, con scelta di città e superficie da parte del paese ospitante. Su questi elementi non c'è alcun margine di trattativa. Almeno per ora. E nelle stanze del potere non trova grande appeal l'idea di giocare in un solo paese, memori dell'esperienza in questo senso negativa della Fed Cup di qualche anno fa: quando il paese ospite veniva eliminato l'interesse per l'evento scemava terribilmente (cosa che peraltro non accade ai mondiali di calcio o altro sport di squadra).

Forse l'aspetto più fastidioso della faccenda è proprio questa granitica convinzione da parte dell'ITF che la Coppa Davis “va bene così” e che non ci sia un bel niente da cambiare. Il suo Presidente Ricci Bitti l'ha affermato ancora pochi giorni fa, non prendendo minimamente in considerazione non solo le ipotesi di rinnovamento ma che esista un problema Davis. Una posizione di anacronistica autarchia che lede all'immagine della ITF e della stessa amatissima Coppa Davis. Un arroccamento che isola ancor più i vertici del tennis mondiale, “sotto assedio” mediatico dalle tante voci che spingono per regole più chiare e maggior attenzione ai problemi doping e scommesse, i veri mali del tennis.

La condotta della Federazione internazionale sul tema Davis è priva di buon senso, e non solo perché acritica ma soprattutto per il non considerare la pericolosa tendenza che vede anno dopo anno sempre meno campioni prendere parte alla competizione. Forse il vero handicap è la data del primo turno del tabellone mondiale, quando il calendario del tennis prevede la disputa dei primi incontri subito dopo l'Australian Open. Un momento particolare per la preparazione di ogni tennista, e con il viaggio più lungo e impegnativo appena alle spalle. Un problema grave per la Davis, visto che alcuni primi turni “falsati” dall'assenza dei big rischiano di sbilanciarne il tabellone e quindi impoverire non poco l'annata stessa della competizione. Per non andare troppo lontano è accaduto proprio quest'anno, con la Spagna che s'è presentata in Canada senza Nadal, Ferrer, Verdasco e Lopez, perdendo da Raonic e compagni, e aprendo una voragine nel tabellone, di cui si è giovata la Serbia in semifinale.

Altre ipotesi di modifica sono state proposte, alcune talmente strampalate da non meritare nemmeno di esser riportate. Un'idea per dare più razionalità e snellire la formula potrebbe essere quella di copiare l'attuale Fed Cup, ossia partire nel world group dai quarti di finale, da giocarsi in una due giorni con il doppio a concludere la sfida, e con match 2 set su 3. Soluzione questa che non trova d'accordo i puristi del gioco, che vedono proprio nella Davis uno degli ultimi baluardi del tennis 3 set su 5, il tennis “vero”. Altra proposta è quella di creare più round robin, magari schierando anche giocatori per così dire di seconda fascia, e quindi le 4 squadre vincitrici dei gironi andrebbero a disputare in 10 giorni semifinali e finali in unica sede; soluzione questa che potrebbe essere interessante per lanciare giovani promesse, magari con l'obbligo di schierarne almeno una nelle finalissime; ma si andrebbe però contro alla filosofia stessa della Davis, ossia del vero campionato tra nazioni, in cui devono giocare i migliori.

Non facile prendere una posizione sulla questione. Personalmente trovo che la soluzione “campionato del mondo” annuale sarebbe forse da provare. Altri sport hanno deciso di infrangere secolari tradizioni (vedi rugby) trovando così nuova linfa e crescendo a dismisura. Rinnovare senza perdere la propria identità è sempre sintomo di intelligenza e progresso. Tuttavia credo che la Davis, pur con mille problemi, dibatti e situazioni al limite dell'anacronistico, sia per uno spettatore ancora bellissima così come è. Una competizione che ogni anno propone storie e match stupendi, e che continua a scrivere pagine leggendarie del nostro sport. Molte volte fattori ambientali complessi o condizioni di gioco particolari hanno stravolto i valori in campo, dando vita a sfide sorprendenti; molte altre un underdog vestito della maglia della propria nazionale si è trasformato in leone, compiendo imprese eroiche, come Forget che sconfisse l'allora n.1 Sampras regalando la Davis ai francesi, tanto per ricordarne una; o Paolo Canè che batte Wilander a Cagliari, e Camporese che risorge a Pesaro rimontando Moya, per citarne un paio a noi molto care. In Davis grandi campioni si sono esaltati, producendosi in match eccezionali: Becker che rimonta due set ad Agassi nel 1989, le 6 ore e 22 minuti di tennis con cui McEnroe superò Mats Wilander (9–7, 6–2, 15–17, 3–6, 8–6) nel 1982, oppure la incredibile vittoria di Becker su McEnroe nel 1987, per 6 ore di 21 di emozioni che altri tornei non riescono nemmeno ad immaginarsi.

Sulle varie ipotesi di modifica che andrebbero a cambiare totalmente la formula e la filosofia stessa della Davis ci sono punti di vista molto diversi, supportati da argomenti validi; difficile scegliere una strada in particolare, andrebbe almeno provata per vedere un risultato. Alla fine credo che il vero problema non sia tanto nella formula (che diverte e attira), ma piuttosto quello delle date e del calendario. Quindi una soluzione di compromesso - ma forse più la “onesta” - sarebbe quella di tenere la formula attuale modificando le date degli incontri, in modo da collocare le sfide in momenti meno delicati, complicando di meno la programmazione dei giocatori (anche quelli più importanti). Sul calendario annuale del tennis ci sarebbe moltissimo da dire, sarà tema di un altro approfondimento. L'attuale situazione è un caotico compromesso, stratificato su alcune date storiche (gli Slam e alcuni Master 1000) e vari interessi commerciali emergenti. Razionalizzare la stagione del tennis sarebbe un intervento necessario e di buon senso, ma andrebbe a toccare interessi economici così importati che non c'è alcuna voglia di mettersi al tavolino per discuterne. Però facendo finta di tenere come buono il calendario ATP del 2014, un paio di modifiche alle settimane dedicate alla Davis si potrebbero fare, credo senza gravi danni. Il primo turno ad esempio, il più delicato, è collocato estremamente male subito dopo la conclusione degli Australian Open. Lo si potrebbe spostare in avanti di almeno 3 settimane, ossia collocandolo in quella precedente ad Indian Wells, che tra l'altro è un torneo che inizia (quali a parte) di giovedì, e quindi agevolerebbe chi ha appena concluso una sfida Davis alla domenica, con alcuni giorni per spostarsi e ambientarsi al clima del deserto californiano. I quarti di finale, attualmente inseriti subito dopo Miami in aprile, potrebbero essere posticipati alla settimana del 21 aprile, adesso dedicata ai tornei di Barcellona e Bucarest; o meglio ancora, per preservare l'integrità della stagione su terra, si potrebbero disputare il 14 luglio nella settimana attualmente occupata dai tornei di Ambugo e Bogotà, eventi non certo trascendentali che potrebbero essere anticipati la settimana precedente. Le semifinali si potrebbero disputare il 15 settembre, anticipando i tornei di Metz e San Pietroburgo (eventi davvero minori) alla settimana post-US Open. Spostamenti che andrebbero a scontentare qualcuno ma non i grandissimi eventi, e che potrebbero essere un male minore se aiutassero i big a tarare la propria programmazione in modo da inserire la Davis nel proprio schedule.

I problemi sulle presenze dei giocatori in Davis ci sono sempre stati, è il grattacapo storico più comune a tutti i paesi e quasi impossibile da risolvere del tutto. E' il contrasto insanabile tra uno sport individuale come il tennis e una competizione internazionale a squadre, ossia evento totalmente trasversale per il professionista. Non credo che aumentare il numero di punti ATP per i match disputati in Davis, o addirittura dare premi in denaro per i gettoni di presenza cambierebbero granché la situazione. Sarebbe bello se ci fosse una svolta culturale, e che vestire la maglia della propria nazionale tornasse ad essere un privilegio e un piacere, ancor più per tennisti già estremamente ricchi. Difficile che accada. Tuttavia viste le emozioni e le storie che ogni anno viviamo grazie alla Coppa Davis, forse la grande e vecchia insalatiera non è poi così da buttare. Anche in questa formula, che nonostante problemi e incongruenze riesce a regalarci grandi match e scatenare una passione con pochi uguali.


Articolo pubblicato in esclusiva su Livetennis.it


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