Un Arcangelo biondo, algido ma capace di scaldare il cuore di chi ama
un tennis antico, fatto di nobili gesti e virtù senza tempo; un cavaliere
impavido, che, armato di una ciriosa arma nera con corde poche tese, corre
verso rete sfidando l'ignote traiettorie di frecce gialle; un tacchino
freddo per colui che era in grado di scorgere al di là dei suoi miopi
occhi solo abbondanti libagioni…; un giocatore capace di provocare stupore
per la bellezza del suo gioco, per i funambolici gesti nei pressi della
rete, da far restare a bocca aperta come davanti ad un quadro di Dalì;
Tutto questo e molto di più è stato Stefan Edberg, l'eleganza fatta tennista.
Un vikingo che con coraggio si è ribellato ai canoni della sua scuola
svedese abbandonando il rovescio bimane, che gli era stato inculcato come
dogma, per assecondare la sua naturale propensione al gioco d'attacco,
il tutto grazie al suo primo maestro in Svezia, il signor Percy Rosberg,
che gli Dei del tennis, riuniti in gran consiglio plenario, hanno santificato
come benefattore del genere umano. Un modello di comportamento in campo,
rispettato da tutti i suoi colleghi e rivali, tanto che il premio "sportività
dell'anno" che gli stessi giocatori si assegnano porterà per sempre il
suo nome, dopo averne vinte svariate edizioni. Fin da ragazzino è stato
un fenomeno, diventando il primo ed unico giocatore nella storia a completare
il grande slam delle prove junior, quando ancora le prove giovanili erano
frequentate da tutti. Altro primato di cui si può vantare Stefan è quello
di esser stato numero uno del mondo in singolare ed in doppio, un record
che condivide con John McEnroe, un altro che emanava magia da tutti i
suoi pori.
Sono sicuro che Stefan sarebbe stato un ottimo violinista se la musica
fosse stata la sua vocazione! Con una mano sensibile e delicata riusciva
ad accarezzare la pallina così dolcemente da non farle male, e proprio
una sinfonia d'archi sarebbe la colonna sonora perfetta come sottofondo
ad un suo filmato tennistico, per sottolineare anche acusticamente l'armonia
dei suoi gesti. Descrivendo i colpi che hanno fatto la storia del tennis
si finisce per apprezzare soprattutto la fluidità, la semplicità, l'equilibrio,
la mancanza di attriti e scompensi, l'armonia. Nel tennis dello svedese
queste qualità raggiungono l'eccellenza in ogni suo gesto, diritto escluso,
l'unico gradino mancante verso la salita all'olimpo tennistico. Qua parlerò
del suo gioco di volo, lasciando il rovescio ad un altro articolo (lo
merita assolutamente).
Le volee di Edberg sono semplicemente meravigliose, soprattutto quella
di rovescio. La cosa che mi colpisce ancora quando rivedo le sue gesta
in campo è come Stefan riuscisse a far sembrare facili anche le esecuzioni
più improbabili. La tecnica di Edberg a rete è classica, di una pulizia
e semplicità unica, non un movimento in più o eccessivo. Tagli decisi
per chiudere d'incontro, tocchi raffinati per stupire e sorprendere. Il
tutto con aperture minime. Il segreto principale delle sue volee non sta
nella sua mano, e nemmeno nella sua tecnica. Quegli aspetti sono le raffinatezze
del campione, il surplus che gli ha permesso di avvicinarsi alla perfezione.
La base della sua forza a rete va ricercata in altri aspetti, meno raffinati
ma essenziali. Tony Pickard, fedele allenatore di Stefan per tutta la
sua carriera , amava affermare: "io riesco a riconoscere la qualità del
tennis di Stefan dopo un solo gioco. Quando tutto gira per il meglio Stefan
in campo vola, sembra che abbia le ali ai piedi". Edberg era un grandissimo
atleta. Aveva una potenza nelle gambe fuori dal comune, una reattività
ed esplosività nei piedi da centometrista (tanto che nei giochi studenteschi
svedesi di qualche anno fa Edberg, pur non praticando atletica come sport,
vinse molte gare stabilendo i record nella sua regione di Vastervick).
Queste qualità naturali gli permettevano di eccellere nelle componenti
atletiche principali del gioco di volo: posizione sotto rete, posizione
del corpo rispetto alla palla, equilibrio, capacità di appoggio sulle
ginocchia e di elasticità delle caviglie. La somma di tutto questo = equilibrio
dinamico.
Grazie al suo servizio (fino agli infortuni alla schiena che lo hanno
penalizzato dopo il '91) ed agli approcci sempre chirurgici, Edberg riusciva
a posizionarsi nei pressi della rete in modo ottimale, privilegiando istintivamente
la parte sinistra dato che la sensibilità di tocco era maggiore da quel
lato. E' un istinto quello della posizione che combinato alla velocità
ed esplosività lo rendeva eccezionale in questo aspetto. Poi osservate
come Edberg fosse sempre molto vicino alla palla con il corpo al momento
di colpirla: è un'altra chiave molto importante per giocare a rete con
tocco e sicurezza. Minore è la leva su cui si esercita il movimento, maggiore
sarà il controllo. Soprattutto con la magica volee di rovescio Edberg
arrivava quasi a mangiarsi la pallina. Si spostava diagonalmente verso
di essa, apriva leggermente la racchetta verso sinistra con il solo avambraccio
tenendo il gomito il più possibile vicino al corpo fino al momento dell'impatto,
sempre sicuro, ben davanti al corpo, con il polso duro come acciaio per
le sue rasoiate in diagonale verso destra con cui ha vinto 2 Wimbledon,
6 slam e molto altro, oppure più dolce per tocchi stretti e corti. Il
lavoro dei suoi piedi è essenziale in questo colpo: piccoli passi ad altissima
frequenza, per avere la miglior aderenza al suolo, e soprattutto per mantenere
l'equilibrio con il corpo. Questa è la esecuzione più semplice, con una
palla tesa e medio-alta.
Ma i capolavori degni del miglior Baryshnikov Edberg li regalava quando
la palla era infida, tesa e calante, quasi tra i suoi piedi; magari su
palle di una risposta al servizio, quando è più difficile coordinarsi
dopo l'uscita dal movimento della battuta. E' questa la volee di rovescio
che è passata assolutamente alla storia, unica. Stefan riusciva a giocare
volee basse al livello del suolo, con la sua racchetta che quasi toccava
il terreno di gioco, in piena corsa dopo il servizio, e metterle a 10
cm dalla riga di fondo dell'avversario, magari in uno dei due angoli,
costringendolo ad un passante difficilissimo. Il tutto si svolgeva in
un batter d'occhio, così rapido che senza una slow motion non si riesce
ad apprezzarlo a pieno. Mentre la palla cade veloce verso il terreno,
magari oltre la riga del servizio, ecco che Edberg iniziava a scendere
sulle ginocchia, tenendo la racchetta leggermente davanti al corpo ed
assecondando con il braccio ed il gomito l'inerzia del movimento. L'elemento
straordinario di questo gesto è come Edberg fosse in grado di mantenere
compostezza ed equilibrio anche in un gesto così disperato ed estremo.
Gli stessi Sampras e McEnroe, che riescono ad ottenere risultati straordinari
con questo tipo di volee bassa, finiscono per giocare un colpo abbastanza
passivo con il corpo: mettono la racchetta ben davanti e giocano di puro
polso e timing grazie al talento mostruoso che Dio gli ha donato, soprattutto
eseguendo una demi-volee, mentre le gambe ed il corpo servono solo come
ammortizzatore, per ritrovare l'equilibrio dopo l'esecuzione e non cadere
rovinosamente a terra.
Edberg è l'unico tennista che io abbia mai visto che sia in grado di rendere
attiva anche quella fase del movimento. Tutto il corpo si piega, si raccoglie
come a chiudersi in guscio, mantenendo sempre il braccio molto vicino
al corpo e non perdendo mai equilibrio. Nel momento del massimo sforzo
e piegamento avviene l'impatto con la palla, che grazie a questa coordinazione
è giocata pulita e forte. La pallina esce dalla racchetta mentre Stefan
si rialza gradualmente, apparentemente senza sforzo, accompagnandola proprio
dove muoiono le righe di fondo. Tutta l'azione è praticamente perfetta.
Così facendo Edberg era in grado di convertire la forza dinamica della
palla a suo favore, senza subire le conseguenze delle rotazioni del ribattitore,
perché la compostezza del suo gesto e la forza di tutto il corpo riusciva
a neutralizzare i malefici effetti. Generalmente giocava questa volee
con un leggero taglio indietro, proprio per favorire il controllo ed evitare
che la palla scappasse via lunga, evento peraltro raro. Tra i tanti virtuosi
del gioco di volo credo che nessuno sia stato forte come lo svedese nella
1° volee, che spesso, se il ribattitore ha qualità, non è un colpo vincente
ma è soprattutto un colpo di piazzamento per mettersi in condizione di
vantaggio, costringendo così l'avversario ad un passante difficile.
Mi manca personalmente Edberg, l'ho sempre ammirato, e manca un po' a
tutto il circuito il suo gioco d'attacco che sta purtroppo scomparendo,
demolito da questa folle generazione di picchiatori arrotati, che fanno
del fisico e delle potenzialità di controllo dei nuovi telai la linea
giuda di un tennis disumano, senza anima e senza rete. Attaccare la rete,
questo era invece il tennis di Edberg, imporre i suoi attacchi e rubare
campo al rivale, costringerlo ad un difficile passante. Un tennis di attacco
ad oltranza, ma allo stesso tempo un tennis percentuale fantastico, perché
il gioco di volo era la parte migliore del suo repertorio. In qualsiasi
condizione di gioco, contro qualsiasi avversario, in qualsiasi condizione
di punteggio, Edberg era li pronto a correre a rete e sfidare l'avversario
ponendosi in condizione di forza, "io sono qua a rete, prova a passarmi…".
Una violenza psicologica mostruosa per il rivale, che già entrava in campo
intimorito dal fatto che Edberg sarebbe stato li ad attaccarlo palla su
palla sul proprio colpo debole, pronto a sfoderare le sue magiche volee,
che come lampi nel buio illuminavano i campi di tutto il mondo.
