Molti affermano che Pete Sampras sia il tennista più forte di tutti i
tempi, la stessa ATP gli ha assegnato il premio come miglior giocatore
degli ultimi 25 anni. Io preferisco dire, in accordo con altri illustri
giornalisti, che Sampras entra di diritto nell'elite, in quel club esclusivo
di giocatori che aspirano ad essere considerati il migliore di sempre,
lasciando poi ad ognuno la sua valutazione personale. Sampras ha vinto
come nessuno negli anni '90, come nessuno dall'era open del tennis. 14
titoli del grande slam, tutti a parte l'infida terra di Parigi, dove il
suo incredibile servizio è meno determinante, dove ci vogliono soprattutto
altre qualità per sopravvivere 15 giorni. Lì Pete non ha mai avuto gloria,
solo nel 1996 è arrivato in semifinale, ormai vuoto dopo incredibili battaglie
sotto un sole cocente.
Sampras stupì il mondo nel 1990 quando a soli 19 anni vinse gli US Open
seppellendo tutti i suoi avversari (compreso Lendl ed Agassi in finale)
sotto 100 aces ! un record per quei tempi all'interno di un torneo. Fece
sensazione la facilità di gioco del riccioluto ragazzo, ma soprattutto
apparse già ingiocabile in quelle giornate in cui il suo servizio dava
il meglio di se. Sampras è un grandissimo campione, un testimone di un
tennis antico per molti esteti del gioco, ma allo stesso tempo un prototipo
di tennista per il futuro. Ha vinto quasi tutto quello che c'era da vincere,
compiuto rimonte esaltanti, ci ha entusiasmato per la facilità del suo
gioco e per le varianti che può esprimere nel corso di una partita, eseguendo
un serve and volley degno dei migliori australiani e dominare lo scambio
dal fondo contro i migliori colpitori. Per raccontare Pete bisognerebbe
scrivere un libero intero, tanti sono i successi, le imprese, i record
che forse nessuno potrà mai battere. Pochi tennisti mi hanno regalato
le sue emozioni.
In questo articolo parlerò del servizio di Sampras, un colpo incredibile,
a mio avviso il migliore del suo repertorio, il miglior servizio che abbia
mai visto da quando seguo il tennis. Migliore anche di Ivanisevic, perché
Pete a differenza di Goran ha più varietà di soluzioni e, soprattutto,
la mette sempre quando conta, sulle palle break, nei momenti caldi del
match: una sentenza. Il servizio è l'ingranaggio principe del suo gioco.
Non è un caso che quest'ultima vittoria all'US Open corrisponda ad una
ritrovata efficienza della battuta, sia come penetrazione e lunghezza
della prima (gli oltre 30 aces della finale contro il miglior ribattitore
del mondo lo dimostrano) che come sicurezza e precisione della seconda.
Quando la prima palla vola via veloce e sicura, il suo tennis è ancora
più fluido ed efficace, spesso ingiocabile per un comune mortale. Nella
nerissima parentesi dell'ultimo Wimbledon invece il servizio di Pete era
morbido, poco tagliato, davvero poco incisivo. Fu la sua peggior debacle
in una prova dello slam, e tutti praticamente lo davano per spacciato,
pronto per la pensione. Invece Pete ha lavorato, ha riallacciato il suo
rapporto con il vecchio coach Annacone, ha probabilmente lavorato molto
sul servizio che è tornato ai livelli del passato. Forse una minor spinta
delle gambe, ma lo stesso il miglior servizio del mondo.
Tecnicamente il suo gesto è di una bellezza stupefacente. Armonioso, composto,
completo. Solo un maestro del Bolshoi potrebbe analizzarne precisamente
tutte le parti di cui è composto, tanto è perfetto e riesce a coinvolgere
tutte le parti del corpo, dai piedi (nemmeno loro passivi come lo sono
in molti servizi) alla fatata manona destra. La cosa che più mi impressiona
quando vedo un suo servizio è l'armonia, la perfetta coordinazione, un'accelerazione
progressiva di tutte le parti del corpo, mai un movimento fuori posto
o strappato, tutto è estremamente efficiente.
La posizione di partenza di Pete è quasi laterale. Non proprio alla McEnroe
(un altro dal servizio unico), ma comunque quanto basta per rendere ancor
più imprevedibile la traiettoria al ribattitore. La sua Wilson parte bassa,
lungo il polpaccio, per poi risalire mentre il braccio sinistro lancia
la pallina gialla verso il cielo. La palla libra verso l'alto accarezzando
l'aria dolcemente, la racchetta risale il corpo di Pete accelerando costantemente,
insieme alle gambe che si piegano mentre la schiena si inarca, il tutto
molto dolcemente. La racchetta compie un anello dietro la schiena, ed
a quel punto Pete, esercitando tutta l'inerzia del suo corpo e senza mai
fare una minima pausa, si avventa contro la pallina con la massima velocità
sfruttando il gomito come fulcro del movimento del braccio, per dare la
spinta maggiore possibile. Sembra quasi che Sampras non faccia alcuno
sforzo ad eseguire una battuta, tanto è fluida l'azione, …ma basta poi
controllare il radar sul campo per accorgersi come la palla veleggi a
più di 120 miglia…! Nel momento in cui braccio sinistro è in completa
estensione dopo aver lanciato la pallina, le gambe hanno il massimo piegamento
prima di scattare come una molla insieme all'arco della schiena. Il braccio
destro inizia, con il gomito piegato, a risalire il corpo ed è bellissimo
osservare come ci sia un perfetto allineamento tra il braccio sinistro
esteso verso l'altro dopo il lancio di palla ed il braccio destro: viene
a formarsi quasi una retta tra le due braccia proprio mentre la pallina
sta per raggiungere il punto morto, in cui Pete la colpisce con la massima
velocità. Questa posizione di tutto il corpo (braccia allineate, gambe
piegate, schiena inarcata) stanno ad indicare un equilibrio perfetto,
che combinato all'accelerazione continua fanno di questo colpo un miracolo
di coordinazione ed efficienza. Una bellezza.
Sampras gioca questo colpo prevalentemente litfato, più spesso liftato
kick , oppure slice, soluzione che usa soprattutto nel suo giardino di
Wimbledon, dove traiettorie ad uscire diventano rasoiate completamente
ingovernabili per il ribattitore. E' molto difficile per chi risponde
riuscire a capire dove potrà andare la pallina, proprio perché il movimento
è praticamente identico in qualsiasi situazione, di angolo, di effetto,
sia che sia una prima o una seconda palla. Generalmente la capacità di
nascondere la traiettoria viene considerata una prerogativa dei servizi
"rapidi", alla Ivanisevic, in cui prevale una impressionante frustata
del braccio dopo un lancio di palla bassissimo. Sampras lancia la palla
piuttosto in alto, ma riesce ugualmente a mascherare le sue intenzioni
grazie alla fluidità: non essendoci mai un momento passivo nel movimento,
o una pausa, è praticamente impossibile leggere nel suo corpo un qualsiasi
aggiustamento da cui trarre indicazioni. E' più o meno la stessa caratteristica
di un rovescio alla Edberg, giocato così pieno e fluido che non si può
intuire una direzione. Un vero giocatore a tutto campo, con tanto coraggio,
e con molte giornate in cui vederselo dall'altra parte della rete è stato
un incubo. …chiedere al povero Kafelnikov (non proprio uno scarso…), che,
dopo esser stato letteralmente distrutto nella finale del Masters, stringendogli
la mano sotto rete gli disse "perché mi hai fatto questo??"
