Pomeriggio quasi primaverile a Monaco di Baviera, anche se il calendario
dice 30.9.99. I più distratti, tedeschi e non, convergono come un fiume
impazzito ai piedi della statua alla Baviera dove in un immenso spazio
si celebra il rito pagano e godereccio della Oktober Fest, per salutare
l'estate prima dei rigori dell'inverno teutonico. Birra e Würst dovunque,
in quantità tali da riempire gli stomaci più ingordi. In pochi, forse
troppo pochi, sanno che all'interno della Olimpiahalle, nel quartiere
olimpico, si sta per scatenare contro il loro giovane "eroe" Haas uno
dei colpi di tennis più terrificanti che io abbia mai visto in tutta la
mia vita: la risposta al servizio di rovescio di André Agassi.
Siamo sul 30-0; serve bene oggi Haas pur non essendo Philippoussis o Sampras,
ha potenza e grinta da vendere il tedesco. Gioca con fiducia sorretto
dal suo fisico da decatleta, sta conducendo l'incontro dei quarti di finale
della coppa del Grande Slam contro l'attuale #1 del mondo, fresco winner
degli US Open dopo una stagione esaltante, forse irripetibile anche per
un rinato Agassi, insperata. Haas alza la palla per servire verso destra,
e con un mulinello violento la scaglia centralmente, proprio ad un capello
dalla riga del servizio, sul rovescio di Agassi che...invece di restare
guardingo e ribattere in sicurezza una prima palla potente...ma che fa?
è matto ??? Si butta avanti mentre Haas accelera il braccione al momento
dell'impatto, come se i suoi occhi spiritati avessero il potere mediatico
di leggere il punto esatto in cui cadrà la palla, avanza verso la riga
di metà campo! La palla di Haas vola potente e piatta (210 kmh dirà poi
il radar IBM) e quel fenomeno di Agassi, a non più di un metro e mezzo
dalla riga del servizio, si abbassa come un felino toccando terra con
il ginocchio sinistro e, accennando appena un'apertura bimane rovescia,
impatta la palla con un tempo assoluto ed uno swing che nessun strumento
di fisica potrebbe descrivere come più armonico, devastante. Perfetto.
Il tutto si svolge in un millisecondo, ma eterno come la storia che è
stata appena fatta; la palla esce dalla Head 690 di Agassi violenta, piatta,
con una traiettoria lungolinea anomala, mortifera per il povero Haas,
rimasto pietrificato. La palla cade a terra nel campo nemico proprio all'incrocio
delle righe, veloce quanto lo era uscita dal sevizio di Haas...silenzio,
stupore, e poi minuti di applausi con i due divertiti (chiaramente di
più André!) che guardano increduli il replay sul maxischermo che domina
l'Olimpiahalle, con Agassi che fa l'attore come solo lui sa fare su un
campo da tennis per ricevere sorridendo l'ovazione della folla.
Non solo è un punto vincente, ma è una sentenza: nessuno ha mai risposto
così, con una naturalezza impressionante e con quell'esecuzione che va
al di la della tecnica. Per fare cose del genere ci vogliono molte qualità
insieme: un po' di genio e follia allo stesso tempo; una percezione della
palla e della sua traiettoria paragonabile ad un radar, quasi immaginifico;
una coordinazione da ginnasta mista ad una esplosività da pugile; quindi
una risposta motoria quasi perfetta ed una combinazione di talenti unica
perché contrastante. Il suo gesto è breve, personalissimo, soprattutto
con il rovescio, eseguito in assoluta efficienza ed efficacia , senza
minimi attriti o movimenti inutili: semplice e perfetto, dinamico. Questo
è un colpo che non si può insegnare, così fluido, ma lo devi avere dentro.
Come quel senso del ritmo che caratterizza Agassi durante lo scambio,
quel senso geometrico del campo sui colpi anticipati che André ha portato
nel tennis.
La sua risposta è una frustata, di solito piatta se giocata per il vincente
(o quasi), oppure una rasoiata bassa che muore appena sotto la rete per
affossare le volee ed i sogni di gloria dei pochi serve and volley che
lo sfidano, uscendone quasi sempre sconfitti. Polso d'acciaio, tempo assoluto
sulla palla, gambe come molle ed iper-reattive come risposta motoria,
occhi da falco, una coordinazione tale da riuscire a rispondere perfettamente
anche se fuori equilibrio, quasi con una zampata felina solo di polso
o avambraccio. Tante vittorie sono frutto di questo colpo, su ogni superficie.
Nonostante negli anni 90 il servizio sia diventato l'arma che fa la differenza
in molti match, la sua risposta combinata all'incredibile ritmo dal fondo,
alle accelerazioni, agli angoli perfetti dei suoi fondamentali (più o
meno uguali come efficacia) lo hanno reso fortissimo, secondo solo al
divino Sampras. I suoi 8 titoli dello Slam lo dimostrano, e ci tengo a
sottolineare, tutti e 4 gli slam. Sono solo 5 i campioni che si possono
vantare di questo, ed a mio avviso averli vinti tutti conta molto di più
di altri record maggiormente reclamizzati; a condire questa impresa impossibile
la lontananza nel tempo tra le vittorie, segno che c'è tanto talento a
sostenerlo, e non solo il vigore atletico che naturalmente si appanna
con gli anni.
E' sempre mancata la continuità ad Andrè, ma chissà. Magari se fosse stato
più continuo non sarebbe qua a vincere ancora a quasi 35 anni, si sarebbe
spento prima; non avrebbe forse quel genio che gli consente picchi di
rendimento assoluti e vuoti nerissimi. La sua carriera è stata costellata
da incredibili ascese e crolli altrettanto clamorosi. Basti pensare che
divenne #3 del mondo a soli 18 anni sostenuto dal suo primo guru Bollettieri;
perse 3 finali dello slam (due a Parigi e poi quella con Sampras nel '90
a New York), prima di imporsi a sorpresa a Wimbledon nel 1992, sconfiggendo
miti del tennis su erba. Dopo un anno e mezzo, colpito anche da infortuni,
cade al 24 posto del ranking, senza grandi acuti, fino alla svolta dovuta
all'ingresso di Brad Gilbert nel suo team folto e variopinto. Cambia mentalità
Agassi, ed a forza di "lavaggi del cervello" Gilbert riesce a dare solidità
e raziocino al suo incredibile forcing dal fondo.
Nel libro "Winning Ugly , Agassi scrive del suo incontro con Gilbert durante
il Lipton :"Gli chiesi se avesse qualche idea in merito al mio gioco,
cosa potevo fare per migliorare. Mi disse un sacco di cose, un fiume in
piena! Ma il senso era una sola parola: pensa! Se giochi contro Sampras
nello stesso modo con cui affronti Chang, perderai…". Il lavoro soprattutto
mentale paga tantissimo ed inizia una lunga cavalcata: vince l'US Open
1994 non partendo tra i favoriti; domina quasi tutta la stagione 1995,
costellata da 5 finali disputate contro Sampras per una rivalità spettacolare,
fino a crollare nella finale di Flushing M. persa contro Pete. Interrompe
così una striscia di 27 match vinti consecutivamente nell'estate, dopo
la semi di Wimbledon persa con Becker. Arriva una nuova caduta: afferma
di aver perso fame e voglia di allenarsi, di sentirsi cambiato. Il tutto
lo porterà ad un 1996 coronato solo dalla vittoria alle Olimpiadi e diversi
piazzamenti, fino alla crisi totale del 1997, in cui gioca 24 match perdendone
12, finendo addirittura al 141° posto del ranking.
Nel 1998 ricomincia a lavorare sodo, cercando di rigenerarsi sotto tutti
i punti di vista, e completando quella lacuna che era mancata nella prima
parte del lavoro con Gilbert, cioè la costruzione di una solidità atletica
che potesse sorreggere il suo gioco così frenetico. L'annata è buona,
ma senza acuti degni del suo talento, anche se risale nei primi 10. Tuttavia
molti pensano che Agassi, ormai in declino, resterà un talento inespresso,
poche le vittorie per il suo talento. Nel 1999 a Parigi, proprio dove
si era rivelato al grande pubblico tanti anni prima, succede "il miracolo"
(per sue stesse parole). Vince il torneo, si rigenera completamente come
mentalità e inizia a vincere a quasi 30 anni come non aveva mai fatto
prima.
Bisogna dire che dopo la "rinascita" del '99 Agassi ha un po' cambiato
modo di giocare. Da ragazzino, armato dei suoi calzoncini di jeans e della
lunga chioma punk, tirava quasi ogni colpo nella ricerca di un winner.
Solo dopo aver incontrato Brad Gilbert ha capito che non tutti i punti
sono uguali, e che si può vincere un match anche forzando l'avversario
all'errore, non solo frustrandolo a forza di vincenti balisticamente improbabili.
Soprattutto dopo la sua inaspettata rinascita al Roland Garros '99 è diventato
quasi un "pallettaro ad altissima velocità", non cercando sempre la riga
con un vincente spettacolare, ma puntando a sfiancare l'avversario a forza
di colpi anticipati ad un 80% del suo potenziale, avvalendosi finalmente
di una condizione fisica completa e di una saggezza nel lasciare andare
il braccio al momento giusto che gli era sconosciuta ad inizio carriera.
Inoltre da qualche anno la sua programmazione è ottimale, per portarlo
in forma solo ai grandi appuntamenti, viaggiando meno e lavorando tanto
con Darren Cahill a casa sua, dove anche Steffi Graf vigila sulla sua
carriera e cresce i loro due bei figli. Un segno di maturità, che si può
leggere anche nel tono diverso delle sue interviste, molto lontane adesso
da quelle dei primi '90, in cui "image is everything".
Agassi resterà nella storia del tennis per i suoi successi, per le sue
cadute e le miracolose risurrezioni, per la moda e la trasgressione che
ha portato in un modo ovattato grazie anche ad uno sponsor lungimirante
ed aggressivo, per gli eccessi e per le fidanzate. Mi auguro soprattutto
che resterà un mito assoluto di questo sport per come il suo modo di giocare
ha cambiato il tennis. Il suo tennis corri e tira, l'attacco dal fondo
su tutte le palle con l'anticipo massimo sono ormai il must di quasi ogni
scuola tennis, e molti dei giovani degli anni '90 in poi sono un clone
più o meno riuscito del suo gioco. Ma così perfetto, alla sua massima
espressione, solo lui: André Agassi.
Con il suo gioco, da alcuni chiamato "flipper tennis", ha portato una
ventata di nuovo ed una vera e propria rivoluzione tecnica seconda per
importanza solo all'introduzione dei materiali tecnologici per le racchette.
E la sua risposta al servizio, unanimemente definita come la migliore
di tutti i tempi, è il fulcro di questo fenomeno.
