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I Colpi che hanno fatto la storia

Il Lob di Mats Wilander

Wilander in fase di apertura Mats Wilander è stato uno dei tennisti più forti degli ultimi 20 anni, lo dicono chiaramente i suoi risultati. Sette tornei del grande slam vinti, un'annata eccezionale (1988) con tre quarti di slam completati, oltre ai quarti a Wimbledon. Vittorie in Davis, vittorie su tutte le superfici. Eppure… non tirava molto forte. Non aveva un gran servizio. Non produceva vincenti che lasciavano fermi i suoi rivali. Era un giocatore straordinario tatticamente, riusciva sempre a metter l'avversario in difficoltà nel suo punto debole. Non regalava mai niente, aveva una capacità di concentrazione fuori dal comune, non sbagliava mai nei momenti cruciali, dovevi batterlo, farlo correre, metterlo sotto. Clamoroso il 100% di prime palle di servizio nel primo set della finale del Roland Garros del 1988! La sua capacità di corsa e recupero erano da numero uno, sapeva giocare bene tutti i colpi, ed anche nei pressi della rete non era un pesce fuor d'acqua.

Il rovescio spiccava per la precisione chirurgica, un colpo che mascherava bene e che all'ultimo istante lasciava partire quasi lento, ma finiva sempre negli ultimi centimetri del campo se serviva. L'unico colpo veramente straordinario di Wilander era il lob, il pallonetto. Giocato sia in corsa che da fermo, sia di diritto che di rovescio. Nella versione sinistra era una esecuzione perfetta per timing, velocità del gesto, fluidità del movimento. Negli anni migliori della carriera dello svedese c'erano ancora molti attaccanti puri, molti giocatori a tutto campo che venivano spesso nei pressi della rete a raccogliere il pressing da fondo, o che amavano approcciare la rete. Oggi c'è un pressing forsennato da dietro, ed il lob è spesso un colpo un po' dimenticato, perché si preferisce cercare un passante velocissimo per cogliere l'avversario in una cattiva posizione sulla rete. 20 anni fa i tennisti mediamente conoscevano meglio la rete, ed il lob era un'arma molto importante per spezzare il ritmo ai rivali, scoraggiarne i tentativi d'attacco. Mats era il classico contrattaccante, lo è stato per buona parte della sua carriera. Fin quando capì che stava facendo troppa fatica, stava diventando un po' prevedibile, e che avrebbe potuto migliorarsi diventando un giocatore più propenso a giocare a tutto campo. Ma i suoi fondamentali restarono sempre la base del suo tennis. Col rovescio poteva passarti ad occhi chiusi. Meglio se sopra la testa, con un pallonetto preciso, definitivo. Wilander aveva una capacità di coordinazione col rovescio bimane eccezionale.

Rovescio in Lob di un giovanissimo Wilander Arrivava sempre perfettamente sulla palla grazie a delle gambe da ballerino, potenti, ma soprattutto agili. Tanti piccoli passi per avvicinarsi alla palla mai troppo in allungo. Si raccoglieva in se stesso iniziando il movimento con una rotazione non esasperata del busto e delle braccia, tenendo la racchetta quasi perpendicolare al corpo, senza mai piegarsi troppo in avanti. Una posizione di estremo equilibrio che gli consentiva di decidere all'ultimo istante dove e come colpire. Esplodeva quindi il lob con naturalezza, con una azione delle due braccia abbastanza estese, per compensare il poco allungo nella preparazione ed accompagnare di più la palla verso l'alto. Il colpo non era affatto una frustata potente, ma un gesto teso a rilasciare con dolcezza la palla verso l'alto, meglio se con quel pizzico di rotazione per dar qualcosina in più di controllo. Ma non erano quasi mai dei veri lob liftati in top, erano dei colpi precisi, alti, quasi un "passante alto". Il gioco di polso era usato solo per i tentativi di lob in corsa, per ovviare alla peggior coordinazione degli appoggi dato il precario equilibrio. Anche col diritto il lob era impressionante, ma era nella parte sinistra che produceva meraviglie balistiche. Giocava il pallonetto senza distinzione sia lungolinea che incrociato. Il segreto era sempre l'arrivare benissimo sulla palla, guardare bene la posizione dell'avversario sulla rete, fintando un passante e poi ….uppp, la palla che s'impenna improvvisa, e che va lenta e beffarda a baciare l'ultimo metro di campo del povero attaccante, disperato in corsa all'indietro in un improbabile risposta.

La percentuale di vincenti con il lob era altissima, perché la sensibilità di Mats in questa esecuzione era principesca, e leggere questo colpo per l'avversario un rebus. Il movimento così raccolto con una preparazione minima, uguale ad un qualsiasi rovescio incrociato, rendeva impossibile prepararsi ad eseguire uno smash all'indietro. Un dilemma per l'attaccante: lasciar spazio a questo colpo straordinario, o lasciar un varco ad un eventuale passante? Amletico il problema, drastica la soluzione: far un approccio quasi vincente, o sorprendere Mats nell'attacco, pena esporsi ad una pubblica, lobbante, umiliazione. E poi la lunghezza incredibile del lob di Mats! La maggior parte cadevano nei pressi della riga, definitivi. Ne ricordo alcuni inflitti con cattiveria nordica al povero Edberg, addirittura tre nello stesso game in un match indoor di qualche anno fa. Tutti vincenti, due sulla riga ed uno ad un palmo. Una smorfia anche sull'angelico viso del bel Stefan, frustrato da cotanta precisione.

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