MarcoMazzoni.com

I Colpi che hanno fatto la storia

Il Diritto di Ivan Lendl

Parlare in modo sintetico di Ivan Lendl è quasi impossibile. La lunga carriera del campione Ceco è costellata da tantissimi episodi che meriterebbero un racconto; la sua storia personale è ricca di eventi non solo tennistici, ed il carattere di questo straordinario giocatore con tutti i suoi atteggiamenti sono assolutamente inimitabili. Per non scrivere un vero e proprio tomo ma solo un articolo leggibile, mi concentrerò sull'aspetto tecnico più rilevante del suo gioco e che gli ha permesso di vincere quasi tutto, di lasciare un marchio indelebile nella storia del tennis: il suo diritto.

Un colpo in cui l'esecuzione è più efficace che "bella". Intendiamoci, non che il poderoso diritto dello zar Ivan sia un colpo brutto, tutt'altro! Però nell'analizzarlo e soprattutto nel vederlo la prima cosa che risalta non è l'armonia del gesto o la fluidità del movimento, che peraltro sono apprezzabili, ma spiccano invece altre sensazioni, quali la potenza, la rigidità del braccio e l'accelerazione violenta. Il movimento di Ivan è personalissimo, quasi impossibile da imitare, soprattutto se rapportato alla robusta clava con cui ha mazzolato per più di 15 anni tutti i suoi avversari. Io posseggo un esemplare copia della sua leggendaria Adidas, una delle prime evoluzioni dalle racchette di legno ai materiali compositi: vi posso assicurare che tirando le corde a soli 25 kg il mio povero braccio riesce ad eseguire a malapena un'accelerazione da lumaca, e la pallina esce dal piccolo ovale quasi innocua. Lendl armeggiava con la disinvoltura di una penna stilo quell'arnese con corde dai 30 ai 32 kg, facendo partire colpi terrificanti e senza mai accusare alcun tipo di infortunio al suo braccio…! Letteralmente spaventoso, come le bordate che lasciavano atterriti i suoi malcapitati avversari.

Lendl ha vinto quasi tutto quello che c'era da vincere su un campo da tennis, eppure gli è restata attaccata per molti, troppi, anni quell'etichetta di "Chicken" (pollo) che gli assegnò Connors durante un master per aver perso di proposito un match all'interno di un round robin evitando una semifinale più difficile. Come tanti anni sono passati perché Ivan maturasse prendendo fiducia al 100% sul suo tennis, oliando tutti i metallici ingranaggi del suo gioco e vincesse uno slam, nel 1984 a Parigi, rimontando 2 set di svantaggio al magico McEnroe di quell'anno in una delle partite più emozionanti della storia del torneo. Eppure nonostante tutta la sua maniacale dedizione e gli sforzi fatti, resterà per molti un "perdente", visto che perse 11 finali di Slam, vincendone comunque 8 (3 titoli a Parigi, 3 US Open e 2 Australian), e non vinse mai Wimbledon, nonostante le 2 finali e tante semifinali. A chi gli rinfaccia questa mancanza lui risponde di tutto punto: "…non ho mai trovato in semi o finale Lewis o Curren…!".

Io non sono tra quelli che considera Ivan un perdente, anzi. Sui prati inglesi giocò anche bene pur non essendo un erbivoro, sacrificò parte della carriera per raggiungere quell'obbiettivo dedicandosi totalmente all'erba. Ebbe la sfortuna di incontrare negli anni migliori della sua carriera dei rivali straordinari, più attrezzati di lui su quei campi dedicati al serve and volley. Lendl non aveva un talento eccezionale, proprio in un periodo storico in cui le mani "educate" erano tante, e comunque vinceva molti tornei ogni anno su varie superfici, con pochissime partite perse e soltanto contro i migliori. E' stato numero 1 del mondo dall'85 all' 88 da vero dominatore, oltre a periodi più brevi, per un totale di 270 settimane. Ha giocato 8 finali consecutive all'US Open dall'82 all'89, il torneo più duro, per non parlare delle infinite partecipazioni al Master con 5 vittorie, 81,82,85-87. Ha perso molti match, ma il bilancio della sua carriera è straordinariamente positivo.

Aveva un carattere scontroso, molto avaro di se stesso, determinato all'inverosimile, anche nelle cose quotidiane. Emblematica la ricerca dell'erede maschio dopo 4 femmine avute dall'eterna compagna Samantha; la scelta accuratissima del ristorante per la cena; i duri allenamenti a cui si sottopone tutt'ora per diventare professionista nel golf. Per essere in perfetta forma per l'US Open si fece costruire nella sua villa in Connecticut un campo da gioco dallo stesso operaio che cura la manutenzione del campo centrale di New York; la perfezione delle corde, visto che cambiava telaio ad ogni cambio di palle (il primo anche in questo) e che si faceva incordare solo dall'uomo di fiducia, il sig. Boswort, facendosi inviare le racchette incordate via DHL in ogni torneo. Per non parlare del rituale ciglia-scarpa-polsone-segatura-manico prima di ogni servizio!

E' un vero e proprio personaggio Ivan, forse più odiato che amato, ma molto rispettato e indubbiamente temuto, fortissimo con una racchetta in mano, dotato di un certo senso dell'humor fuori dal campo (almeno dice chi l' ha conosciuto davvero). Nei suoi anni migliori, in cui molti giocatori ancora si affidavano ad un gioco di rete costante, quanti passanti Lendl ha consegnato! Prima giocava una palla insidiosa che costringeva l'attaccante ad una pura difesa, e poi avanzava Ivan, mulinando le sue lunghe leve verso la pallina, spostandosi verso sinistra per la sua sventagliata di diritto che poteva all'ultimo secondo cambiare da anomala ad incrociata con il gioco di polso. Ma, in questa situazione descritta, chi era il vero attaccante? Lendl naturalmente!

Ivan Lendl Ivan è stato probabilmente il primo vero attaccante da fondo della storia moderna del gioco, il primo giocatore che riusciva davvero a sfondare con colpi profondi dopo un servizio quasi vincente o con una risposta al fulmicotone. I suoi fortissimi rivali dei primi anni '80 avevano altre armi, come il gioco di volo eccezionale di super Mac, oppure la grinta a tutto campo di Jimbo Connors, oppure il talento dei giovani Edberg e Becker. Lui invece nel tempo, e con fatica ad inizio carriera, si è costruito pezzo dopo pezzo un gioco basato su solidità, un gran servizio, una condizione psicofisica praticamente perfetta basata su principi di allenamento scientifici, altra innovazione nel nostro sport. Ivan è stato il primo maniacale sostenitore della metodica dell'allenamento applicato al tennis, non solo per la parte fisica, ma a 360°: allenamento atletico, tattico, mentale, programmi di recupero, alimentari, tecnologici nei supporti tecnici e persino dell'abbigliamento; il tutto con una standardizzazione degna dei seguaci del Taylorismo economico/organizzativo, e con una applicazione dogmatica, quasi fanatica. E soprattutto il suo mitico diritto, l'arma in più, quella da sfoderare nei momenti topici, la sicurezza anche in quelle giornate un po' grigie in cui le ciglia sempre aggrottate di Lendl erano ancor più tese.

Con lo sguardo cupo che lo segnava in volto in qualsiasi situazione di gioco, e con una scia di aggressività mascherata dalla tristezza di un sicario, attaccava la pallina con il diritto spedendo dardi pesanti e vincenti contro il suo avversario. In un match ben condotto Lendl poteva concedere al massimo un paio di errori di diritto a set. Al terzo errore scattava nel suo volto una smorfia di disgusto, altezzosa quanto feroce, per aver concesso così tanto al rivale. Vero Maestro del "Tempo" del match, giocava spesso all'inizio ad un 70% del suo tennis, per poi sferrare i suoi colpi migliori proprio quando l'avversario pensava di avergli preso le misure, distruggendone così il suo disegno tattico e tecnico, costringendolo a forzare colpi disperati, attacchi forzati che venivano puniti facilmente, con la freddezza di un cobra.

Dritto di Ivan Lendl Il colpo definitivo che gli portava punti sia nelle situazione di attacco che in quelle complicate di difesa era quasi sempre il diritto. Una vera e propria frustata, una accelerazione violenta soprattutto dell'avambraccio, che si accompagnava alla rotazione del busto insieme al movimento di rilascio delle gambe, trasferendo così anche il peso del corpo sulla palla. La fase di preparazione era personalissima, perché all'inizio del movimento Ivan portava il gomito dietro alto, come fanno molti tennisti ovalizzando il diritto (vedi Sampras, tanto per dire uno con un diritto eccezionale), però non teneva la testa della racchetta alta, per poter poi sfruttare tutta l'inerzia del peso con la sua ricaduta in avanti, ma teneva l'attrezzo basso in avanti, come si terrebbe una spada prima dell'infilata.

Il movimento è quindi spezzato: finita la fase di preparazione, la parte attiva dello slancio inizia con la spalla, che avanzando nell'inizio di rotazione del busto portava la racchetta indietro, per poi esplodere violentemente in uno strappo quando l'avambraccio assecondava la completa rotazione del busto portando avanti la racchetta nell'esecuzione dell'impatto. In tutto questo movimento il gomito restava molto vicino al corpo, e fungeva da vero fulcro dell'accelerazione, con una ottima efficienza ai fini slancio, e quindi della forza. Tutto questo complesso insieme di forze che agiscono rendono il movimento assai particolare, ma estremamente efficace. Certo, per poterlo eseguire ci vogliono proprio le qualità e l'applicazione di Ivan, le lunghe leve del braccio e delle gambe (mai troppo piegate) , un polso di ferro ed un gomito di acciaio. Proprio polso e gomito resistentissimi permettevano ad Ivan di giocare quell'immaginifico passante in corsa che è stato consegnato alla storia. Attaccato sulla parte del diritto, magari da uno dei migliori giocatori di rete del circuito, Ivan correva con ampie falcate verso palla, portando la racchetta come sempre vicino al corpo, ma leggermente più bassa e dietro, ed esplodeva come in un lampo un passante dall'angolino destro del suo campo, o spesso anche da dietro al corridoio; un passante che passava la rete un buon 30 cm sopra il corridoio ….punto perso per Lendl… nemmeno per sogno! La palla era colpita con così tanta forza ed effetto in quella frustata che magicamente rientrava nel campo, spazzolando l'incrocio delle righe dell'avversario, che restava li allibito nell'ammirare quel colpo spiritato.

Ne ricordo uno incredibile giocato nella finale del Masters a New York contro Becker in finale. Boris si era buttato avanti dopo un duro scambio con un approccio velenosissimo a 10 cm dalla riga di fondo, con Lendl dall'altra parte del campo. Ivan inizia la sua rincorsa, sembra partito in ritardo, non ce la fa ad arrivare per tirare il colpo… farà un lob difensivo… invece la sua Adidas volteggia improvvisa nell'aria come la frusta di un domatore mentre in massima estensione colpisce la pallina a non più di mezzo metro d'altezza, con il piede avanzato fuori dal campo. Becker era li a rete, a coprire il lungolinea, ma resta incantato ad ammirare quella palla magica. Sembra che abbia una scia luminosa dietro mentre avanza fuori dal campo, piena di spin: in un attimo curva all'interno del campo, e cade sulla riga laterale. Standing ovation, mentre Ivan lancia una occhiata a quel ragazzotto tedesco, quasi ammonendolo con lo sguardo serio e tenebroso.






Home | E.mail
Servizio Federer