Parlare in modo sintetico di Ivan Lendl è quasi impossibile. La lunga
carriera del campione Ceco è costellata da tantissimi episodi che meriterebbero
un racconto; la sua storia personale è ricca di eventi non solo tennistici,
ed il carattere di questo straordinario giocatore con tutti i suoi atteggiamenti
sono assolutamente inimitabili. Per non scrivere un vero e proprio tomo
ma solo un articolo leggibile, mi concentrerò sull'aspetto tecnico più
rilevante del suo gioco e che gli ha permesso di vincere quasi tutto,
di lasciare un marchio indelebile nella storia del tennis: il suo diritto.
Un colpo in cui l'esecuzione è più efficace che "bella". Intendiamoci,
non che il poderoso diritto dello zar Ivan sia un colpo brutto, tutt'altro!
Però nell'analizzarlo e soprattutto nel vederlo la prima cosa che risalta
non è l'armonia del gesto o la fluidità del movimento, che peraltro sono
apprezzabili, ma spiccano invece altre sensazioni, quali la potenza, la
rigidità del braccio e l'accelerazione violenta. Il movimento di Ivan
è personalissimo, quasi impossibile da imitare, soprattutto se rapportato
alla robusta clava con cui ha mazzolato per più di 15 anni tutti i suoi
avversari. Io posseggo un esemplare copia della sua leggendaria Adidas,
una delle prime evoluzioni dalle racchette di legno ai materiali compositi:
vi posso assicurare che tirando le corde a soli 25 kg il mio povero braccio
riesce ad eseguire a malapena un'accelerazione da lumaca, e la pallina
esce dal piccolo ovale quasi innocua. Lendl armeggiava con la disinvoltura
di una penna stilo quell'arnese con corde dai 30 ai 32 kg, facendo partire
colpi terrificanti e senza mai accusare alcun tipo di infortunio al suo
braccio…! Letteralmente spaventoso, come le bordate che lasciavano atterriti
i suoi malcapitati avversari.
Lendl ha vinto quasi tutto quello che c'era da vincere su un campo da
tennis, eppure gli è restata attaccata per molti, troppi, anni quell'etichetta
di "Chicken" (pollo) che gli assegnò Connors durante un master per aver
perso di proposito un match all'interno di un round robin evitando una
semifinale più difficile. Come tanti anni sono passati perché Ivan maturasse
prendendo fiducia al 100% sul suo tennis, oliando tutti i metallici ingranaggi
del suo gioco e vincesse uno slam, nel 1984 a Parigi, rimontando 2 set
di svantaggio al magico McEnroe di quell'anno in una delle partite più
emozionanti della storia del torneo. Eppure nonostante tutta la sua maniacale
dedizione e gli sforzi fatti, resterà per molti un "perdente", visto che
perse 11 finali di Slam, vincendone comunque 8 (3 titoli a Parigi, 3 US
Open e 2 Australian), e non vinse mai Wimbledon, nonostante le 2 finali
e tante semifinali. A chi gli rinfaccia questa mancanza lui risponde di
tutto punto: "…non ho mai trovato in semi o finale Lewis o Curren…!".
Io non sono tra quelli che considera Ivan un perdente, anzi. Sui prati
inglesi giocò anche bene pur non essendo un erbivoro, sacrificò parte
della carriera per raggiungere quell'obbiettivo dedicandosi totalmente
all'erba. Ebbe la sfortuna di incontrare negli anni migliori della sua
carriera dei rivali straordinari, più attrezzati di lui su quei campi
dedicati al serve and volley. Lendl non aveva un talento eccezionale,
proprio in un periodo storico in cui le mani "educate" erano tante, e
comunque vinceva molti tornei ogni anno su varie superfici, con pochissime
partite perse e soltanto contro i migliori. E' stato numero 1 del mondo
dall'85 all' 88 da vero dominatore, oltre a periodi più brevi, per un
totale di 270 settimane. Ha giocato 8 finali consecutive all'US Open dall'82
all'89, il torneo più duro, per non parlare delle infinite partecipazioni
al Master con 5 vittorie, 81,82,85-87. Ha perso molti match, ma il bilancio
della sua carriera è straordinariamente positivo.
Aveva un carattere scontroso, molto avaro di se stesso, determinato all'inverosimile,
anche nelle cose quotidiane. Emblematica la ricerca dell'erede maschio
dopo 4 femmine avute dall'eterna compagna Samantha; la scelta accuratissima
del ristorante per la cena; i duri allenamenti a cui si sottopone tutt'ora
per diventare professionista nel golf. Per essere in perfetta forma per
l'US Open si fece costruire nella sua villa in Connecticut un campo da
gioco dallo stesso operaio che cura la manutenzione del campo centrale
di New York; la perfezione delle corde, visto che cambiava telaio ad ogni
cambio di palle (il primo anche in questo) e che si faceva incordare solo
dall'uomo di fiducia, il sig. Boswort, facendosi inviare le racchette
incordate via DHL in ogni torneo. Per non parlare del rituale ciglia-scarpa-polsone-segatura-manico
prima di ogni servizio!
E' un vero e proprio personaggio Ivan, forse più odiato che amato, ma
molto rispettato e indubbiamente temuto, fortissimo con una racchetta
in mano, dotato di un certo senso dell'humor fuori dal campo (almeno dice
chi l' ha conosciuto davvero). Nei suoi anni migliori, in cui molti giocatori
ancora si affidavano ad un gioco di rete costante, quanti passanti Lendl
ha consegnato! Prima giocava una palla insidiosa che costringeva l'attaccante
ad una pura difesa, e poi avanzava Ivan, mulinando le sue lunghe leve
verso la pallina, spostandosi verso sinistra per la sua sventagliata di
diritto che poteva all'ultimo secondo cambiare da anomala ad incrociata
con il gioco di polso. Ma, in questa situazione descritta, chi era il
vero attaccante? Lendl naturalmente!
Ivan è stato probabilmente il primo vero attaccante da fondo della storia
moderna del gioco, il primo giocatore che riusciva davvero a sfondare
con colpi profondi dopo un servizio quasi vincente o con una risposta
al fulmicotone. I suoi fortissimi rivali dei primi anni '80 avevano altre
armi, come il gioco di volo eccezionale di super Mac, oppure la grinta
a tutto campo di Jimbo Connors, oppure il talento dei giovani Edberg e
Becker. Lui invece nel tempo, e con fatica ad inizio carriera, si è costruito
pezzo dopo pezzo un gioco basato su solidità, un gran servizio, una condizione
psicofisica praticamente perfetta basata su principi di allenamento scientifici,
altra innovazione nel nostro sport. Ivan è stato il primo maniacale sostenitore
della metodica dell'allenamento applicato al tennis, non solo per la parte
fisica, ma a 360°: allenamento atletico, tattico, mentale, programmi di
recupero, alimentari, tecnologici nei supporti tecnici e persino dell'abbigliamento;
il tutto con una standardizzazione degna dei seguaci del Taylorismo economico/organizzativo,
e con una applicazione dogmatica, quasi fanatica. E soprattutto il suo
mitico diritto, l'arma in più, quella da sfoderare nei momenti topici,
la sicurezza anche in quelle giornate un po' grigie in cui le ciglia sempre
aggrottate di Lendl erano ancor più tese.
Con lo sguardo cupo che lo segnava in volto in qualsiasi situazione di
gioco, e con una scia di aggressività mascherata dalla tristezza di un
sicario, attaccava la pallina con il diritto spedendo dardi pesanti e
vincenti contro il suo avversario. In un match ben condotto Lendl poteva
concedere al massimo un paio di errori di diritto a set. Al terzo errore
scattava nel suo volto una smorfia di disgusto, altezzosa quanto feroce,
per aver concesso così tanto al rivale. Vero Maestro del "Tempo" del match,
giocava spesso all'inizio ad un 70% del suo tennis, per poi sferrare i
suoi colpi migliori proprio quando l'avversario pensava di avergli preso
le misure, distruggendone così il suo disegno tattico e tecnico, costringendolo
a forzare colpi disperati, attacchi forzati che venivano puniti facilmente,
con la freddezza di un cobra.
Il colpo definitivo che gli portava punti sia nelle situazione di attacco
che in quelle complicate di difesa era quasi sempre il diritto. Una vera
e propria frustata, una accelerazione violenta soprattutto dell'avambraccio,
che si accompagnava alla rotazione del busto insieme al movimento di rilascio
delle gambe, trasferendo così anche il peso del corpo sulla palla. La
fase di preparazione era personalissima, perché all'inizio del movimento
Ivan portava il gomito dietro alto, come fanno molti tennisti ovalizzando
il diritto (vedi Sampras, tanto per dire uno con un diritto eccezionale),
però non teneva la testa della racchetta alta, per poter poi sfruttare
tutta l'inerzia del peso con la sua ricaduta in avanti, ma teneva l'attrezzo
basso in avanti, come si terrebbe una spada prima dell'infilata.
Il movimento è quindi spezzato: finita la fase di preparazione, la parte
attiva dello slancio inizia con la spalla, che avanzando nell'inizio di
rotazione del busto portava la racchetta indietro, per poi esplodere violentemente
in uno strappo quando l'avambraccio assecondava la completa rotazione
del busto portando avanti la racchetta nell'esecuzione dell'impatto. In
tutto questo movimento il gomito restava molto vicino al corpo, e fungeva
da vero fulcro dell'accelerazione, con una ottima efficienza ai fini slancio,
e quindi della forza. Tutto questo complesso insieme di forze che agiscono
rendono il movimento assai particolare, ma estremamente efficace. Certo,
per poterlo eseguire ci vogliono proprio le qualità e l'applicazione di
Ivan, le lunghe leve del braccio e delle gambe (mai troppo piegate) ,
un polso di ferro ed un gomito di acciaio. Proprio polso e gomito resistentissimi
permettevano ad Ivan di giocare quell'immaginifico passante in corsa che
è stato consegnato alla storia. Attaccato sulla parte del diritto, magari
da uno dei migliori giocatori di rete del circuito, Ivan correva con ampie
falcate verso palla, portando la racchetta come sempre vicino al corpo,
ma leggermente più bassa e dietro, ed esplodeva come in un lampo un passante
dall'angolino destro del suo campo, o spesso anche da dietro al corridoio;
un passante che passava la rete un buon 30 cm sopra il corridoio ….punto
perso per Lendl… nemmeno per sogno! La palla era colpita con così tanta
forza ed effetto in quella frustata che magicamente rientrava nel campo,
spazzolando l'incrocio delle righe dell'avversario, che restava li allibito
nell'ammirare quel colpo spiritato.
Ne ricordo uno incredibile giocato nella finale del Masters a New York
contro Becker in finale. Boris si era buttato avanti dopo un duro scambio
con un approccio velenosissimo a 10 cm dalla riga di fondo, con Lendl
dall'altra parte del campo. Ivan inizia la sua rincorsa, sembra partito
in ritardo, non ce la fa ad arrivare per tirare il colpo… farà un lob
difensivo… invece la sua Adidas volteggia improvvisa nell'aria come la
frusta di un domatore mentre in massima estensione colpisce la pallina
a non più di mezzo metro d'altezza, con il piede avanzato fuori dal campo.
Becker era li a rete, a coprire il lungolinea, ma resta incantato ad ammirare
quella palla magica. Sembra che abbia una scia luminosa dietro mentre
avanza fuori dal campo, piena di spin: in un attimo curva all'interno
del campo, e cade sulla riga laterale. Standing ovation, mentre Ivan lancia
una occhiata a quel ragazzotto tedesco, quasi ammonendolo con lo sguardo
serio e tenebroso.
