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Formula 1: Mika Hakkinen, profilo di un campione

26/07/2002

Il pilota di Formula 1 Mika Hakkinen ha annunciato oggi, nel corso delle prove del GP di Germania ad Hokenheim, il suo definitivo ritiro delle corse. Due volte campione del mondo con il team McLaren, aveva deciso di prendersi un anno di stop, nell'attesa del suo primogenito Hugo, per riflettere sulla sua vita e decidere se continuare a correre o meno.

"Ho fatto la scelta giusta, sono sereno e felice. L'anno scorso durante il GP di Monaco parlai con il mio team manager Ron Dennis, comunicandogli la mia intenzione di smettere. Lui mi disse che voleva esser sicuro che la mia decisione fosse quella giusta e definitiva. Mi diede allora l'opportunità di un anno sabbatico, per riflettere, al termine della stagione 2001. Era tempo che pensavo ad una soluzione del genere; dopo aver parlato con lui mi sono sentito compreso e sollevato. Ho continuato la stagione con entusiasmo e tranquillità, mi sono divertito molto raccogliendo anche due vittorie a Silverstone ed Indianapolis, poi basta. Sono tornato quest'anno al box durante il GP di Montecarlo, …qualcuno pensava anche che volessi annunciare un mio immediato ritorno in pista, no! Il tutto invece mi ha reso le cose più chiare. Sono deciso a smettere, senza alcun rimpianto. Ho ricevuto moltissimo in questi anni, devo ringraziare molte persone. Adesso la mia vita sarà dedicata a molti interessi, ma soprattutto a crescere bene il mio figlio, Hugo. Amerò per sempre le corse, ma adesso voglio relax e famiglia".

Con queste parole Mika ha ufficializzato la sua decisione. Era nell'aria che non avesse intenzione di tornare, lo avevano visto "ingrassato e rilassato", completamente disinteressato al mondo delle corse. Del resto un pilota è nel suo piccolo un "folle", uno che mette in gioco la sua vita ad ogni curva per inseguire la sua passione, la velocità, che gli scorre dentro le vene veloce come il sangue. Nel momento in cui nella sua testa si insidia un piccolo dubbio, un ripensamento o la minima esitazione, la porta per il ritiro è già aperta. Questo ancor più se il pilota è stato un campione, ha vinto tanto. Hakkinen in 11 anni di carriera ha vissuto molto intensamente. E' passato alla McLaren del dopo Senna, una era si era appena chiusa per quel glorioso team inglese. Ron Dennis aveva visto lungo, aveva capito che questo introverso ragazzo del nord aveva tanta grinta e velocità, era un perfezionista unico, un ragazzo aggressivo al volante quanto gentile e pacato fuori dalla pista. La McLaren non andava molto bene, tecnicamente sovrastata dai rivali della Williams e dalla Ferrari. Hakkinen ha aiutato con professionalità la sua squadra a risollevarsi, grazie anche alla grinta istrionica del suo capo che gli ha dato tempo di maturare, ed un team di progettisti giovane ed innovativo.

Hakkinen nasce ad Helsinki il 28 settembre 1968. Il primo kart fu regalato a Mika dal grande pilota di rally Toivonen, a soli 6 anni. Corre per anni nel kart ed in altre formule minori fino al 1989, quando debutta nella formula 3 inglese con una Dragon-Toyota, restando in quella categoria per due stagioni e vincendo la classifica piloti nel 1990. Invece di fare tutta la "gavetta" prima della classe regina, la Lotus punta sul velocissimo finnico per guidare una sua vettura nella stagione 1991. Mika debutta a Phoenix negli US, con un 13° posto in qualifica ed un ritiro in gara. Poche soddisfazioni e pochi arrivi al traguardo, soprattutto per colpa della scarsa affidabilità della sua auto, ma la grinta e la velocità sono già evidenti. Nel 1992 raccoglie un 4° posto in Francia, ma a fine stagione divorzia con la Lotus. Nel 1993 grazie al suo manager Keke Rosberg (ex campione del mondo di F1 nel 1982 con Williams) viene ingaggiato dal forte team McLaren come test-driver, alle spalle di Senna e M.Andretti. L'americano delude le aspettative della squadra e viene cacciato a 3 gare dalla fine del campionato. La sua monoposto viene affidata ad Hakkinen che si "permette" si sfrecciare più velocemente del suo capitano Senna alla prima sessione ufficiale di prove! Raccoglie un terzo posto, ma soprattutto impressiona per la sua velocità, la sua sicurezza e la capacità di messa a punto della vettura.

Quando Senna non rinnova il contratto con la McLaren, passando alla Williams nel 1994 (per quella che sarà la sua tragica fine ad Imola), Ron Dennis punta sul suo giovane cavallino, affidandogli il compito di ricostruire una scuderia da rinnovare. Mika accetta con entusiasmo, anche se la stagione sarà difficile. Diversi piazzamenti sul podio, ma troppi ritiri per problemi tecnici. Dura anche la stagione seguente, con i rivali inglesi della Williams che volano, mentre la McLaren arranca piena di problemi. Uno degli episodi più significativi della sua carriera fu il grave incidente in Australia nel novembre 1995: perse il controllo dell'auto ad una curva e finì per schiantarsi violentemente contro le protezioni. L'impatto tremendo gli provocò la frattura del cranio ed altri traumi seri. Al box si sparse la voce che fosse morto nell'impatto, invece il pronto intervento dell'ottima equipe medica australiana gli salvò la vita. Restò in coma per qualche giorno, gli stessi medici temevano per lui seri danni celebrali. Invece Mika si svegliò dal coma, si riprese in modo eccezionale (la prima cosa che chiese, appena riprese uno stato vitale autonomo, fu se l'incidente era derivato da un suo errore o da un guasto!) e decise di continuare a gareggiare. Quell'incidente gravissimo spinse anche la federazione a cambiare la protezione per la testa delle monoposto. Si riparte ancora in Australia nel 1996, con Mika incredibilmente pronto a correre appena ristabilitosi. L'annata è decisamente migliore, arrivano molti piazzamenti interessanti ma non ancora la vittoria. Inizia il lungo sodalizio con il compagno di scuderia Coulthard.

La stagione 1997 è quella del turning point: arriva la Mercedes. Porta capitali, tecnici e tecnologia, un motore ancora non del tutto affidabile ma potentissimo. Cambia anche il look della sua auto, non più il classico biancorosso Marboro ma un elegante grigio-nero, per una monoposto che sembra un aereo da guerra, filante e aerodinamica, bellissima. Mika vola, spesso comanda fasi di gara, ma il suo gioiello tecnologico è ancora troppo fragile, si rompe. Vince l'ultima gara stagionale in Portogallo, e gli esperti intuiscono che l'anno seguente sarà Mika l'uomo da battere e la sua auto la più veloce. Infatti la prima gara del 1998 vede Mika ed il suo compagno dominare, schiantare i rivali con distacchi imbarazzanti. Sarà una stagione esaltante per il finlandese, coronata da ben 8 vittorie, tanti record e soprattutto il suo primo titolo mondiale. Bis nella stagione seguente, con tante vittorie ed una lotta bellissima con la Ferrari di Schumacher, fino alla vittoria proprio all'ultima gara. L'anno 2000 deve invece inchinarsi alla rimonta del cavallino rampante, con Schumacher che riesce ad imporsi dopo una stagione combattuta. Mika arriva secondo nel campionato, vincendo comunque diverse gare. La sua ultima stagione, 2001, lo vede a tratti protagonista, ma con meno smalto ed una vettura inferiore alle Ferrari. Chiude l'annata e carriera con 161 gran premi disputati, 20 successi e 26 pole position, oltre ai due titoli mondiali.

Ci mancherà Hakkinen, sia come pilota che come uomo. Non è mai stato un vero personaggio, troppo finnico nella sua flemma, troppo amante della sua moglie Erya per additargli il minimo gossip. In quegli occhi stretti e profondi lo sguardo fiero di una persona semplice, amante dello sport in genere, pazzo per la velocità. Mika è anche un buonissimo golfista, sport che pratica regolarmente e con successo, come anche il tennis e le immersioni. Ama anche la cultura, non era raro vederlo riposare in qualche angolo dei paddock con un buon libro, meglio se un giallo. Un ragazzo carico di umanità. Come non ricordare il suo pianto disperato a Monza, quando il suo motore Mercedes lo tradì mentre stava guidando la gara: lasciò il suo bolide fumante a bordo pista, scavalcò le reti di recinzione e scomparve nel bosco del parco di Monza; fu pescato pochi attimi dopo da una telecamera aerea, prima in una corsa disperata verso il suo box, poi si inginocchiò, solo, con il suo pianto disperato per la grande occasione persa,che gli poteva costare il titolo mondiale. Tante prodezze in pista, prestazioni sul giro impeccabili, precise al millimetro.

Quasi mai irruento e scomposto, la sua macchina era sempre attaccata al terreno come su due binari invisibili, a tracciare la miglior traiettoria. Tanti sorpassi spettacolari e grintosi, come quello incredibile proprio ai danni di Schumacher, non mi ricordo in che gara, forse a SPA in Belgio: su un pezzo dritto, il tedesco si appresta a doppiare un pilota lento sorpassandolo a destra; Mika, che lo seguiva da dietro, vede uno spiraglio sulla sinistra del povero doppiato… ci s'infila con forza, sorprendendo l'acerrimo rivale e chiudendogli la porta in faccia sulla staccata della curva… un sorpasso immaginifico, da brivido, impossibile anche da sognare, da playstation, irreale! Mika è un vero eroe nazionale in Finlandia. Pubblicizza decine di prodotti, è l'uomo da copertina per decine di occasioni, soprattutto benefiche. Le poste nazionali gli hanno anche dedicato un francobollo in occasione del suo primo titolo mondiale. Ammette candidamente che la moglie sia il vero capofamiglia, che molta della sua fortuna come uomo e come sportivo derivi proprio della grinta di Erya. Lei non si perdeva mai un attimo delle sue prestazioni, standosene li in piedi nel box del marito, severa e fredda nello sguardo. Pare che lo rimproverasse addirittura nel post gara su certi errori in pista o su certe scelte errate! Mika è stimato da tutto il mondo della velocità, anche dal nostro mitico Avv. Gianni Agnelli, che dichiarò tempo fa:"Schumacher è il miglior pilota al mondo. Ma se dovessimo perderlo, vorrei assolutamente Hakkinen come suo sostituto. Ho sempre amato il suo modo di pilotare, la sua lealtà in pista, la pulizia di giuda e la sua freddezza".


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