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15/12/2001
La scorsa domenica tutti i notiziari sportivi americani, a partire dall'ottimo
Sportcenter di ESPN hanno dedicato un occhio di riguardo a Brett Favre.
Per chi non lo conoscesse, è il giocatore simbolo della squadra di football
americano dei Green Bay Packers, il suo quarterback da un decennio. Favre
è uno dei lanciatori più forti della storia di questo complicato ed affascinante
sport. La scorsa domenica, durante il match vinto contro i sorprendenti
Chicago Bears di questa stagione per 17-7, Favre ha raggiunto un record
assoluto: ha lanciato per 10 stagioni consecutive più di 3000 yards di
passaggio. Immagino che non siano tanti gli appassionati di football USA,
purtroppo poco spiegato e trasmesso in Italia per essere apprezzato come
merita. Per far capire in due parole ai non addetti ai lavori la grandezza
di questo record, dico che il lanciatore di una squadra di football è
spesso martoriato dagli infortuni per i colpi ricevuti; è il playmaker
dell'attacco, regge al 90% tutto il meccanismo offensivo di una squadra,
e quindi deve essere un vero leader per farsi seguire dai compagni; è
il centro focale di tutto il gioco, e quindi è sottoposto ad una pressione
paragonabile a quella di uno sportivo individuale (come se ad un tennista
venisse tirato un cazzottone in faccia ad ogni palla fuori!). E' quasi
una regola che i quarterback abbiano stagioni altalenanti, perché così
è il loro sport, complicatissimo. Basta che un ingranaggio non giri bene
(come un uomo di linea che non lo protegge da un blitz difensivo) per
mandare a gambe all'aria una stagione di lavoro.
Questo prestigiosissimo record si affianca ai tanti altri che Favre tiene
in bacheca: 3 volte MVP della lega (1995-97), in annate che gli hanno
regalato un titolo del Superbowl, una finalissima, e tanti match vinti
in regular season; è il QB che più rapidamente ha raggiunto le 30000 yard
di passaggi completati, ed ha la 2° miglior percentuale di completi della
storia ed un passo dalla vetta assoluta (continuando così la potrà infrangere).
Inoltre la "connection" Favre - Freeman (il suo Wide Receiver preferito
negli anni) è la 5° di ogni epoca per mete segnate. Tutti questi numeri
possono sembrare eccessivi agli occhi di chi non conosce l'universo americano.
Sono invece manna per gli amanti di questi sport, complessi ed un po'
difficili da capire. I numeri difficilmente mentono se saputi leggere;
i numeri della carriera di Favre sono indiscutibilmente magnifici, e servono
per arricchire l'impressione di forza e carattere che si ha vedendolo
giocare in campo, vedendolo governare il suo attacco.
Lui è un duro, durissimo. Da ragazzo quando frequentava il college fu
vittima di un bruttissimo incidente automobilistico, che gli costò un
difficile intervento chirurgico. Gli venne rimosso un metro di intestino,
ma dopo 30 giorni di convalescenza era già in campo a guidare la sua squadra
per l'opening stagionale. Neanche a dirlo, fu il migliore in campo! In
agosto dell'anno scorso si ruppe il pollice della mano destra durante
un match di preseason, e nonostante i dolori ed i problemi condusse la
stagione senza saltare un match, giocando comunque alla grande con la
mano dominante menomata e mai riparata a dovere. Un QB anomalo, perché
dotato di un fisico da Tight End se non da uomo di placcaggio, con una
grinta da vendere ed una voglia di contatto fuori dalla norma. Non ha
paura dello scontro, anzi, a volte è lui ad infliggere la peggio al rivale
nel tackle. I migliori difensori della lega, a partire dal gigante Warren
Sapp di Tampa Bay, sono suoi acerrimi rivali, ma finito il match, un bel
sorriso, un abbraccio fraterno e via al giro di birre del dopo match.
Agonismo e rispetto, questo è il vero spirito del gioco. Visto da occhi
inesperti può sembrare solo violenza, ma non è così, soprattutto in personaggi
come Favre.
Brett è un grandissimo campione, amato, temuto e molto rispettato da tutti
i suoi rivali. Non le dice alle spalle le cose, e nemmeno fuori dal campo.
Brett te le dice right on your face, non perché sia un provocatore, tutt'altro.
Solo che Favre ha un carisma assoluto, e lo vuol imporre in campo, non
fuori, dove è una persona normale, tranquilla, forse anche noiosa per
i media americani sempre a caccia di scoop clamorosi e debolezze dei loro
eroi sportivi. Si sente parte attiva nella sua comunità, supporta varie
iniziative benefiche con la sua fondazione "Brett Favre Fourward Fundation",
impegnata soprattutto a dare cibo ed istruzione ai bisognosi. Concede
interviste di rado, quando ha qualcosa da dire. Eppure si è anche ritagliato
una piccola apparizione cinematografica in "Tutti pazzi per Mary", in
cui era più o meno duro come in campo! Dice che si sia molto divertito
nel girare quei pochi minuti di film, ma giura che sia stato un episodio
una tantum. "il mio posto non è al cinema, ma sul campo di allenamento".
Così sentenzia un deciso Favre, soprattutto a chi lo vorrebbe già sulla
via del tramonto dopo molte stagioni da star.
Lui ama il lavoro, stare con i ragazzi in campo, provare all'infinità
i meccanismi di decine di giochi offensivi, scriverne di nuovi per arricchire
i book dei suoi coach e sorprendere i suoi rivali. In allenamento dicono
che sia ancora più feroce che in campo: tira delle vere fucilate, palle
tese così forti e violente da aver procurato in diverse occasioni delle
ferite alle mani dei suoi ricevitori nella preseason, quando si erano
diasabituate alle prese al volo di quei proiettili ovali. Grazie alle
sue straordinarie prestazioni nel dirigere l'attacco dei suoi "cheeseheads"
(così chiamati per l'ottimo formaggio che vien prodotto in Winsconsin
e che ha dato i colori alla squadra: gialla come il formaggio, e verde
come le praterie circostanti), Favre è riuscito a dare di nuovo lustro
a questa franchigia, e riportarla ai fasti degli anni 50 e 60, in cui
dominava la lega guidata da un certo Vince Lombardi, il guru del football
americano, un personaggio a 360° negli States, un uomo di una levatura
umana fuori dal comune, e carismatico forse come nessuno nella storia
dello sport a stelle e strisce. Tutt'ora le sue massime tuonano negli
spogliatoi d'America dalle bocche di ogni coach, ad ammonire i giovani
rampolli prima di entrare in campo. Brett Favre incarna perfettamente
lo spirito di Lombardi, la sua tenacia, il suo rispetto per l'avversario
e per le regole, il credere in se stessi e nello sport. Molti dicono che
fosse destino che le strade di Favre e di Green Bay si incrociassero,
che arrivasse nella Gerusalemme del Football un nuovo messia, a riportare
gioia a tantissimi appassionati delusi dopo anni bui. Purtroppo ha vinto,
per ora, un solo Superbowl.
Del resto i suoi Packers hanno dovuto fronteggiare nei loro anni migliori
altri mitici team, come Dallas di Aikman e Smith, come San Francisco di
Jerry Rice. Inoltre il suo arrivo nel 1992 da Atlanta e la sua definitiva
esplosione ha costretto il suo coach storico Mike Holmgren a cambiare
il modo di giocare della sua squadra, che si basava soprattutto sulla
forza difensiva, guidata dal "ministro della difesa" Reggie White. Dopo
un paio di stagioni di assestamento, il perfetto connubio tra difesa ed
attacco hanno reso i Packers un vero capolavoro. Un difesa dura e vincente,
un attacco esplosivo grazie al braccio potente e chirurgicamente preciso
di Favre. Purtroppo la squadra è rimasta unita al suo meglio per 4 stagioni.
Poi i meccanismi di free agency dello sport US, qualche infortunio e l'età
di alcuni giocatori hanno pian piano rotto questa macchina perfetta. E
sono venute stagioni altalenanti. Mai pessime, come i numeri di Brett
dimostrano, ma con poca strada nella post season.
Quest'anno invece pare che le cose girino di nuovo bene. Ad un mese dai
playoff, Green Bay ha un record ampiamente positivo (9-3) ed ha tutte
le carte in regola per giocarsela alla pari con gli squadroni della National
League, a partire dai Rams e 49r's. Troppi analisti gli davano per finiti,
"un team da rifondare" sentenziavano diversi commentatori. Forse si erano
dimenticati troppo in fretta del braccione del numero 4 gialloverde, del
suo immenso animus pugnandi che gli ha fatto rimontare diversi match anche
quest'anno, dei suoi velocissimi palloni tesi. Nessun altro quarterback
oggi nella lega è più decisivo, nessun direttore d'orchestra è così virtuoso
come Favre al Lambeau Field. Vederlo lanciare vale da solo il prezzo del
biglietto.
