25/08/2003
Grazie alla vittoria nel GP di Ungheria lo spagnolo Fernando Alonso è
diventato a 22 anni e 26 giorni il più giovane vincitore di un gara di
Formula 1 della storia, scalzando l'americano Ruttman che deteneva il
record dal lontano 1952.
Il trionfo di Fernando è completo, nell'arco tutto il fine settimana.
Ha vinto la gara tenendo sempre la testa; ha stabilito la pole position
al sabato con un giro memorabile, degno dei più grandi cronoman delle
quattro ruote, preciso, aggressivo, mai irruente. Un guida pulita la sua,
affidabile. Ha incantato tutti, compresi i suoi avversari che gli hanno
tributato un giusto applauso a fine gara perché la sua vittoria è stata
netta, convincente. La pista era certamente congeniale per la sua vettura.
La Renault ha probabilmente in questa stagione il miglior telaio, quello
più maneggevole e facile da adattare ai percorsi, caratteristica fondamentale
per essere competitivi in un circuito tortuoso, irregolare, spesso sporco,
dove la trazione del motore ed i cavalli puri non contano molto, al contrario
della guidabilità e versatilità.
La prima posizione in griglia è stata determinante. L'impetuoso scatto
al via gli ha permesso di impostare la gara al meglio, sfruttando abilmente
l'effetto tappo che la Jaguar di Webber gli ha regalato nei primi giri.
Poca benzina per lo sprint iniziale, tanta precisione e molta intelligenza
gli hanno permesso di guadagnare quel vantaggio che ha poi capitalizzato
nella parte centrale della gara, permettendogli di amministrare la macchina
e restare al comando. E' stato sempre in testa, escluso un piccola parentesi
dovuta ai pitstop. Mai però c'è stata possibilità per i rivali di avvicinarlo.
Nel finale si è anche tolto la soddisfazione di doppiare il compagno di
squadra Trulli e soprattutto la Ferrari del grande Schumacher. Uno smacco
enorme per il campione in carica vedersi costretto a subire il doppiaggio
come un qualsiasi sig. nessuno, senza possibilità di reagire.
Alonso fu preso da Minardi a soli 20 anni, nella stagione 2001, e stupì
tutti. Per primo il mitico Giancarlo, personaggio unico nel panorama sportivo
italiano, un vero Davide che lotta contro tutti i Golia della F1. Ricorda
Minardi in merito ai primissimi momenti di questo spagnolo sulla sua macchina:
"Ho fatto correre con le mie auto tantissimi giovani, però nessuno mi
stupì all'impatto come lui. Salì sulla vettura, e dopo qualche spiegazione
partì, tranquillo. Iniziò a correre così tanto forte che pensai di fermarlo
dopo solo due giri per ricordargli che era un semplice test, e che non
doveva prendere rischi o tirare al massimo. Mi disse che non stava tirando
per niente, solo prendeva confidenza con la macchina… mentre aveva fatto
il record con quella vettura!! Incredibile, per me non c'è un altro giovane
così forte, è il futuro della F1" Fernando iniziò a seguire le corse in
tv, grazie alla passione del padre.
In Spagna non c'è una grande tradizione di piloti nell'automobilismo,
a parte Carlos Sainz del Rally. Meglio nelle 2 ruote. Fernando invece
ha sempre inseguito la sua vera passione, la Formula1. Non si perdeva
mai una gara, anche quelle notturne. Poi i primi passi nelle categorie
giovanili, fino al grande salto, proprio grazie a Minardi, che ha visto
lontano, prima di tutti. In Spagna è accolto come un trionfatore, persino
il Re Juan Carlos lo ha chiamato a fine gara per complimentarsi. Alonso
s'era già accorto di essere diventato una star nello scorso maggio, quando
nel GP di Barcellona aveva compiuto l'impresa di portare ben centomila
spettatori per seguirlo, un record assoluto, ed a festeggiarlo sul podio,
secondo dietro M.Schumacher. A me personalmente piace molto la sua guida.
Minardi lo paragona addirittura a Senna, come capacità di guida. Io invece
lo vedo più come un Prost, vista la pulizia di guida e la capacità di
amministrare la vettura, di capirla e di farla crescere.
Flavio Briatore non è uno che condivide molto volentieri le vittorie,
ma in questo caso è stato il primo a riconoscere già diverse settimane
fa che il contributo di Fernando alla crescita della sua monoposto è stato
determinante. Il team manager italiano ha avuto il fiuto giusto, come
sempre. Nei sogni di Briatore c'è una nuova stagione vincente, come gli
accadde con il giovane Schumacher alla Benetton a metà anni '90. E' presto
per questi sogni di gloria, però la casa francese ha mezzi, tecnologia
ed esperienza per arrivare a lottare stabilmente con le tre grandi case
della Formula 1. Alonso dovrebbe restare alla guida di una Renault anche
l'anno prossimo.
Vittoria importante anche per la casa francese, che non vinceva una gara
dal lontano 14 agosto 1983, quando un giovane Prost vinse in Austria.
La Renault ha poi fornito motori formidabili a varie squadre, come la
Williams, portandole al titolo. Ma come scuderia vera e propria mancava
all'appello da alcune stagioni. Il ritorno alla vittoria è stato anche
anticipato rispetto alle migliori previsioni.
